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Live Reports
ROCK OF AGES
PalaSharp, Milano
13/09/2008
Report di Stefano Gottardi, Chiara Luppi, Chiara Mazza, Anna Minguzzi, Cristiano Vicini, foto di Anna Minguzzi.
Nuovo festival organizzato dalla Live, che vede sul palco del PalaSharp cinque vecchie glorie del rock'n'roll, che avrebbero dovuto essere sei, non fosse saltata l'esibizione dei Gotthard a pochi giorni dalla manifestazione. Nessun rimpiazzo e si comincia un'ora dopo. Una piccola parte della redazione di Roxx Zone è presente nel palazzetto: ecco ciò che ha visto e vissuto in questa straordinaria giornata di musica.
Pino Scotto
Non è certo uno che si spaventa di fronte alla prima difficoltà, tantomeno se gli chiedono di dare fuoco alle polveri (è proprio il caso di dirlo) e dare il via a uno spettacolo che si preannuncia in grande stile. E così, anche se l'impianto luci non è dei migliori, sono circa le 15.30 quando sale sul palco Pino Scotto, maglietta personalizzata addosso, immancabile bottiglia di Jack Daniels in mano, un microfono addobbato come un lampadario davanti e tanta rabbia da urlare fuori nella sua voce al vetriolo. I giudizi oscillano regolarmente fra il ridicolo e lo scomodo, ma di certo non si può negare che l'ex Vanadium, oltre a non avere peli sulla lingua, sappia ancora perfettamente come si tiene un palco e come si accendono gli animi del pubblico. Pezzi come "Piazza San Rock", "Dio Del Blues" o "Il Grido Disperato Di Mille Bands", per citare alcuni dei titoli qui eseguiti, potranno non piacere o risultare ingenui, e sicuramente fra quelli che lo acclamano c'è anche qualcuno che lo fa per dileggiarlo, ma Pino Scotto è tale proprio perché se ne frega e va avanti per la sua strada, che ci piaccia o no. Fra brani densi di venature blues mescolate al rock di impatto immediato, arricchiti dagli anatemi che Pino scaglia contro i politici, contro chi ammazza il rock e perfino contro le candidate a Miss Italia,il tempo passa veloce e piacevolmente, con la sensazione che non ci sia poi tanto di sbagliato in quello che Pino continua a cantare da oltre trent'anni a questa parte. (Anna Minguzzi)
Quireboys
Se molti han preferito chiacchierare fuori durante l'esibizione del Pino nazionale, con i londinesi Quireboys il Palasharp scalda le prime vere battute da "concertone". Uno Spike carico non si perde in convenevoli e crea subito l'atmosfera con "Don't Bite The Hand" caricandola poi di un blues accattivante sulle note della calda "This Is Rock 'n' Roll"; sotto il palco la risposta non si fa attendere e "Hey You" viene intonata in coro da un pubblico entusiasta. Un silenzio ricolmo di apprezzamenti accoglie la nuova "Mona Lisa Smiled", piacevole anteprima dell'album Homewreckers & Heartbreakers che si prospetta nel migliore stile della band. Il rock-blues dei Quireboys è sincero e l'ora passa troppo velocemente tra la classica "There She Goes Again" e la nuova "I Love This Dirty Town". Spike sorride, scherza su Milano e trasmette la soddisfazione per un gruppo, che sebbene non particolarmente conosciuto in Italia, gode comunque di una schiera di fan vecchi e nuovi, stipati attorno al palco e pronti ad esplodere con la classica "Seven o'Clock"; ed è sulle note finali di questo rock festaiolo che la band saluta e abbandona la scena. Il pubblico rimane qualche secondo disorientato da questa fuga veloce, d'altronde i fedeli d'annata lo sanno: un concerto dei Quireboys non è finito senza "I Don't Love You Anymore" e, soprattutto, senza il vessillo del gruppo "Sex Party". Poi capiscono, li han tagliati per esigenze di tempo. Sento qualcuno borbottare, ma anche gli apprezzamenti di coloro che li ascoltavano per la prima volta e non posso fare a meno di sorridere, anche senza "Sex Party"; la classe non è acqua (ops, whiskey !). (Chiara Luppi)
Duff McKagan’s Loaded
Che la band di Duff McKagan fosse una sorta di pesce fuor d'acqua nel bill di questo Rock Of Ages, era chiaro da tempo, ma ero comunque curioso di vedere come se la sarebbe cavata l'ex gunner, alle prese con questa sua creatura, i Loaded, che incisero appena un album (Dark Days) nel 2001. il gruppo si presenta on stage senza tanti fronzoli e dà il via alle danze: Duff è lì che gigioneggia sul palco, nell'insolito ruolo di cantante/chitarrista, ma con la solita attitudine fredda e distaccata. Se l'inizio dello show, con un paio di pezzi tirati, sembra promettere piuttosto bene, col passare dei brani diventa via via sempre più piatto e monotono, col punk rock della formazione americana che riesce a stufare la platea milanese, complici un songwriting effettivamente poco ispirato ed una band piuttosto anonima (eccezion fatta per il bravo chitarrista Mike Squire, che si permette il lusso di fare il dito medio a chi, fra le prime fila, inneggiava a Slash!). Duff si accorge che oggi il compitino non è sufficiente per accaparrarsi consensi, e finalmente lo vediamo sudare e cercare di metterci un po' di anima… e lo show si infiamma improvvisamente con la celeberrima 'Misfitiana' "Attitude", e la chicca "Good News", del progetto-meteora Neurotic Outsiders di cui faceva parte, oltre a Duff, anche Steve Jones dei Sex Pistols. A metà concerto il basso passa nelle mani del biondocrinito, ci siamo: è arrivato il "salvagente" Guns N' Roses! Parte "Dust n' Bones" e la gente, che fino a qualche istante prima sbadigliava distratta, si porta sotto il palco a cantare gli inni di quello che, ad oggi, rimane ancora l'ultimo fenomeno rock n' roll planetario. "It's So Easy" farà il resto. Duff torna alla chitarra e c'è ancora il tempo per un' inaspettata cover degli Stooges, la storica "I Wanna Be Your Dog". Un colpo di coda, quello dei Loaded, che rialza le quotazioni di un concerto altrimenti decisamente scialbo e deludente. (Cristiano Vicini)
Extreme
Dopo i Loaded si comincia a fare sul serio con i veri pezzi grossi del Rock Of Ages: è il turno degli Extreme, che tornano in Europa dopo 13 anni di assenza per presentare il loro nuovo album, Saudades De Rock, uscito in agosto. La band è davvero in ottima forma e dotata di una tecnica impeccabile, nonostante tutti questi anni di silenzio gli Extreme dimostrano di avere ancora energia da vendere e di essere dei musicisti eccellenti: Gary Cherone canta, salta, fa capriole e corre su e giù per il palco, mentre Nuno Bettencourt sciorina assoli pressoché perfetti; ottima anche la parte ritmica con Pat Badger al basso e Kevin Figuereido, il nuovo acquisto del gruppo, alla batteria. Si parte con il nuovo singolo "Comfortably Dumb", ma l'atmosfera dentro il Palasharp comincia sul serio a scaldarsi man mano che la band propone classici come "Decadence Dance", "Rest In Peace" e "It's (A Monster)" uno dopo l'altro. Vecchie hit come "Get The Funk Out" si alternano a nuovi brani come "Star", "Ghost" e "Take Us Alive", perché, come dice Bettencourt, il gruppo si è riunito principalmente per fare nuova musica e non per riproporre solo i vecchi lavori. Poi tra altri due classici come "Play With Me" e "Cupid's Dead" non poteva certo mancare la classica ballad "More Than Words", cantata da tutto il Palasharp con tanto di cellulari e/o accendini accesi in aria. La performance live degli Extreme si chiude con "Hole Hearted" e con la promessa della band di non aspettare più 13 anni per passare dalle nostre parti… ma 12, come annuncia scherzosamente Nuno Bettencourt.
Insomma... un ottimo ritorno! (Chiara Mazza)
Twisted Sister
Dopo la buona esibizione degli Extreme i rocker rientrano tutti perché è arrivato il momento più atteso, quello dell'headliner: è tempo di rock'n'roll, è tempo di Twisted Sister! Dee Snider e la sua variopinta cricca festeggiano il venticinquesimo anniversario di You Can'Stop Rock'n Roll e lo fanno nel migliore dei modi, aprendo lo show in mezzo ad una bolgia infernale proprio con lo storico pezzo omonimo. La band, in formazione originale (Jay Jay French e Eddie Ojeda alle chitarre, Mark Mendoza al basso e AJ Pero alla batteria), non si risparmia, i chili e gli anni di troppo di qualcuno non influiscono minimamente su una performance che definire devastante è dir poco! "The Kids Are Back", "Stay Hungry", "Captain Howdy" e "I Believe In Rock'n Roll" sono una mazzata fra capo e collo della folla in delirio. Snider si conferma frontman di razza: salta, corre, canta come un ragazzino, e con una naturalezza propria soltanto dei numeri uno tiene in pugno l'intero palazzetto. Nessuno osa ignorare le richieste del singer, che oltre a far cantare a tutti i propri pezzi, riesce anche a far intonare alla platea un "happy birthday to you" alla bella moglie presente (che proprio oggi compie gli anni). "We're Not Gonna Take It" arriva molto presto, e Dee spiega che il gruppo non è lì per far attendere le proprie hit tanto a lungo, anche perché ogni brano della "sorella schizzata" è degno di essere considerato tale! I classici, infatti, sono tanti e si susseguono uno dopo l'altro: "The Fire Still Burns", "I Am (I'm Me)", "Under The Blade", "The Price", "Ride To Live, Live To Ride", non manca proprio nulla, e quando giunge il momento di "Burn In Hell" le luci rosse e infernali illuminano un luciferino Snider, ancora più spaventoso del solito, nel tripudio generale. Dopo un assolo di batteria tocca all'immortale "I Wanna Rock", con gli Extreme al completo sul palco e il pubblico altamente partecipativo, anche grazie alle direttive impartite dal buon Snider, che fa alzare i pugni al cielo a tutto il PalaSharp! Chiude "SMF"; Dee & soci si congedano con una speranza/promessa: lo spot da headliner al prossimo Gods Of Metal. E, se sarà così, chi se li perde? (Stefano Gottardi)