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Live Reports
PLAY IT LOUD III
Ke Me Meo, Argelato (BO)
28/02/2009
Report e foto di Luca Driol
È giunto alla terza edizione l’appuntamento tutto italiano dedicato al metal vecchio stampo, ideato da Giuliano della MyGraveyard Productions e anche quest’anno i nomi di spicco non mancano. Giungo al locale - incredibilmente già piuttosto affollato - verso le 14:00, giusto in tempo per vedere i Fallen Fucking Angels eseguire l’ultimo pezzo: la band italiana suona uno speed metal vicino a quanto proposto dagli Exciter (co-headliner del festival assieme ai Jag Panzer), grazie anche alla presenza di un batterista/cantante che non può non ricordare Dan Beheler dei canadesi. Le sonorità rimangono dure anche col successivo gruppo, i National Suicide, ottimo quintetto thrash metal trentino dalle sonorità tipicamente anni ’80 che ricalcano quelle di Exodus, Anthrax ma soprattutto Overkil, grazie alla voce al vetriolo di Stefano, ottimo frontman e grande trascinatore. La scelta di iniziare lo show con “A Lesson In Violence” degli Exodus è molto gradita dal pubblico (e dal sottoscritto), ma la band continuerà proponendo solo pezzi originali, sempre credibili e suonati con la giusta attitudine. Bravi! I Wotan non sono solo un gruppo epic metal, i Wotan sono l’epic metal! Tra pellicciotti, accette, calici e teschi, il quartetto italiano, in giro da più di vent’anni, intrattiene il pubblico per quaranta minuti con sonorità un po’ pesanti da digerire, infarcite da cori guerrieri e riff cadenzati, concludendo l’esibizione con spadoni a volontà. Tecnicamente discreti, ma sinceramente noiosi. È il turno dei francesi Lonewolf e del loro metal sguaiato e vicino ai Running Wild più selvaggi. I Transalpini dimostrano di saper suonare, ma la loro proposta musicale risulterà la più mediocre dell’intero festival: qualcuno comunque sembra gradire la ciurma di Jens Bormer, abile chitarrista, ma molto meno credibile come cantante. Trascurabili. I sardi Holy Martyr cominciano ad infiammare seriamente il pubblico: il loro epic metal ben congeniato e piuttosto melodico sembra fare breccia anche in chi non li conosce. Alex risulterà uno dei frontman migliori della giornata (ma anche il più polemico!) e i pezzi tratti da “Hellenic Warrior Spirit” e dagli altri lavori della band, appaiono maturi e decisamente interessanti. C’è molta attesa per l’esibizione degli Etrusgrave, gruppo che sancisce il ritorno di Fulberto Serena, storico chitarrista e compositore dei Dark Quarterer. Nonostante il signore in questione non sia più un ragazzino e la band sia di recente formazione, il livello dei brani è già molto alto e, nella scaletta proposta, spiccano certamente l’ottima “Deafening Pulsation” e “Lady Scolopendra”, un vecchio pezzo dei Dark Quarterer (tratta da War Tears), interpretate al meglio dal valido singer Hammerhead e suonate in maniera professionale dal resto del gruppo. Peccato per l’acustica non perfetta che inficia, in parte, l’esibizione dei toscani. Ancora epic metal per i laziali Martiria, che ospitano alla voce Rick Anderson, più conosciuto con lo pseudonimo di Damien King III, uno dei diversi ex frontman degli storici Warlord, probabilmente la massima espressione di sempre del genere in questione. A dire il vero il singer sembra il musicista meno preparato del quartetto, a causa un’interpretazione vocale non delle migliori e una goffa presenza scenica: ciononostante i volumi e le distorsioni piuttosto attenuate (meditate gente…) dello show fanno comprendere ogni singola nota ad un pubblico comunque poco coinvolto dall’esibizione del gruppo. A conti fatti la musica dei Martiria può ricordare un mix meno ispirato e più pacato tra Warlord e Adramelch, dove a spiccare sono la notevole abilità del chitarrista Andy e il look dark-wave del bassista Derek, anch’egli in perfetta sintonia col proprio strumento. Singolari. L’esibizione successiva è attesa smaniosamente da molti (compreso il sottoscritto), infatti è l’ora dei Vanexa, tra i prime-mover dell’ heavy metal italiano. Il gruppo apre lo show con la fantastica “In The Shadow Of The Cross”, tratta da Against The Sun, l’album più hard rock della band: Roberto Tiranti è in forma strepitosa, così come la sezione ritmica Bottari/Pagnacco, gli unici membri fondatori rimasti in seno alla formazione, ma lo stesso non si può dire del chitarrista solista. Il nuovo arrivato infatti fa rimpiangere non poco l’assenza di Roberto Merlone, infarcendo gli assoli di inutili scale neoclassiche e di un forsennato shredding che poco si addicono al sound del gruppo. Nonostante questo neo, i Vanexa sfoderano brani storici come “I Wanna See Fires”, “Metal City Rockers” e “Rainbow In The Night” ad un pubblico che sembra gradire enormemente il ritorno in scena dei liguri. Bentornati! L’esibizione dei Jaguar (per la prima volta in Italia) è un altro degli highlight della giornata: questa è la personificazione del rock, quello veloce, grezzo, selvaggio, divertente e adrenalinico. Ottima l’ attitudine “punk” del chitarrista/fondatore Garry Pepperd, ma gli occhi del pubblico sono tutti puntati sul singer Jamie “Morandi” Manton, che, oltre alla somiglianza col cantante di Monghidoro, sfoggia un ‘ottima voce e una sana dose di follia, aggirandosi on stage come un invasato e reggendo un asta porta microfono terminante con una molla, con la quale si diletta a saltellare sulle assi del palco. Le imprescindibili “Dutch Connection”, “The Fox”, “Ain’t No Fantasy”, “Axe Crazy” e “Back Street Woman”, perle della più pura N.W.O.B.H.M., vengono alternate dalla band con brani più recenti come “Run Ragged” e “Gulf War Syndrome”, mentre Manton balla, intona cori da stadio, incita il pubblico con movenze da rapper e fotografa le ragazze delle prime file, finendo per essere l’assoluto protagonista del P.I.L.. Probabilmente i migliori. Dopo i britannici tocca alla Bud Tribe, band formata dal carismatico “Bud” Ancillotti, leggendario cantante della Strana Officina e dal fratello “Bid” al basso, senza dimenticare i preparatissimi (entrambi con un passato nei Sabotage) Leo Milani e Dario Caroli, rispettivamente alla chitarra e alla batteria. Il gruppo presenta il meglio della non nutrita discografia come “Holy War” e “Rock’N’Roll Tribe”, senza tralasciare qualche pezzo del repertorio della “Strana”, come le acclamate “Non Sei Normale” e “Metal Brigade”, risultando credibili e professionali. Borchie, velocità e rozzezza: questi sono i principi su cui si basa il collettivo Exciter, tra i primi in assoluto a proporre speed metal/thrash. La band di John Ricci oggi si presenta con un nuovo vocalist, il tarchiato Kenny “Metal Mouth” Winter, che non fa rimpiangere i suoi validi predecessori, dilettandosi in acuti spaventosi durante le varie “Heavy Metal Maniac”, “Pounding Metal”, “Aggressor” e “In Mortal Fear”, mentre il resto della band viaggia a velocità ipersoniche macinando inesorabilmente tutto ciò che incontra. Come sempre Clammy sfoggia il suo spettacolare “Arachnid Ultra Bass”, uno strumento che non passa certo inosservato, mentre Ricci si dimostra, per il genere, un ottimo chitarrista, grezzo e minimale come da copione; ovviamente il gran finale spetta a “Long Live The Loud” e “Violence & Force”, durante la quale un ragazzo rimane ferito alla testa durante un improvvisato stage diving: nulla di grave fortunatamente e la festa può continuare. Tocca agli statunitensi Jag Panzer chiudere questa lunga kermesse, anche loro sulle scene da quasi trent’anni. Harry “The Tyrant” Conklin si riconferma cantante di prim’ordine, ma il nuovo chitarrista Christian Lasegue, pur essendo in possesso di una buona tecnica, fa sicuramente rimpiangere i due mostri sacri che lo hanno preceduto, Joey Tafolla e Chris Broderick, oggi nei Megadeth. Purtroppo la scaletta è avara di brani tratti dal primo, entusiasmante “Ample Destruction”, dal quale viene proposta la sola “Warfare”, e predilige il metal maggiormente melodico (e anonimo) delle produzioni più recenti, attraverso pezzi quali “The Mission”, “Chain Of Command” e l’anthemica “Take To The Sky”. Non i migliori, ma sicuramente professionali e piuttosto coinvolgenti. In sintesi, un’altra manifestazione che cresce ogni anno e che probabilmente troverà il suo apice nella prossima edizione (prevista per settembre), grazie a nomi già confermati del calibro di Angel Witch, Praying Mantis e Grim Reaper.
Grazie Giuliano!


