ROXX ZONE - If you don't like rock n' roll... we don't like you!


Vai ai contenuti

Menu principale:


BON JOVI - Keep The Faith

Reviews

BON JOVI
Keep The Faith

(Mercury Records)

1992


La storia di quella che è stata una delle band simbolo degli anni '80 e non solo per la loro musica (130000000 di dischi venduti in tutto il mondo ad oggi) si era interrotta nel 1988 con l’uscita dell’album New Jersey. Un periodo di lunga riflessione in cui tutti gli elementi del gruppo si diedero a progetti solisti, ma certi racconti son talmente appassionanti che meritano una degna continuazione, un capitolo nuovo e, se possibile, migliore dei precedenti. Keep The Faith ha in sé quasi tutti questi crismi, è un grande disco, per noi uno dei più apprezzabili della discografia della band capitanata dal biondo singer di origini italiane, diretto al punto da risultare godibilissimo sin dal primo ascolto perché è orecchiabile, ha grandi assoli da parte di uno dei chitarristi più famosi della intera scena hard rock, Richie Sambora (un piccolo appunto all’ex fiamma della bella Cher se possiamo permettercelo: le parti soliste sono di grande impatto, ma tutte troppo somiglianti l’una all’altra), comunque il braccio destro di John resta sempre una delle colonne portanti del progetto e dopo la sua prima esperienza da solista molto ben riuscita, Stranger In This Town del 1991, si ripresenta ai nastri di partenza in grande spolvero. C’è inoltre un John Bon Jovi che forse così in forma non lo era stato mai, oltre alla mano inconfondibile di un mago della produzione del genere, Bob Rock. Insomma, a volte è proprio vero che una bella pausa di riflessione può solamente far bene. La chitarra resa più pomposa dal marcatissimo effetto chorus di Sambora ci introduce la opening track “I Believe”, con il suo ritornello urlato e grintoso di puro stampo Springsteeniano (da sempre la fonte maggiore di ispirazione per il combo americano), prima di incontrare la title track “Keep The Faith”, una delle migliori canzoni dell’intera discografia bonjoviana, trascinante, ben arrangiata e che per noi rende addirittura di più live che su cd. La sbarazzina “I’ll Sleep When I’m Dead” ci fa immaginare in una di quelle locande del west americano, un boccale di birra ben stretto tra le mani, il movimento oscillante ed ipnotico dei sederi delle ragazze… Torniamo alla realtà però e parliamo di “Bed Of Roses”; c’è un solo aggettivo per definirla: splendida, assolutamente splendida, 6 minuti e mezzo di incantevole musica, senza dubbio la miglior ballad mai partorita da questa band. John dice di averla scritta quando era in crisi a causa dell’alcolismo che lo stava attanagliando ed allora se sotto effetto del whisky o della vodka si è in grado di scrivere song di tale maestosità, la lista dei cantautori a cui consigliamo di cominciare a bere o, almeno, di fare un piccolo sforzo e bere un po’ di più è lunga. Con “If I Was Your Mother” l’album raggiunge il suo picco di massima durezza facendo intravedere i Bon Jovi del tempo andato. Da sottolineare qui, ma un po’ in tutto il lavoro, l’incedere inarrestabile di Tico Torres che per niente distratto dalla splendida Eva Herzigova da il meglio di sé, e di Alec John Such al basso, che tengono benissimo botta durante tutto il disco formando insieme a David Bryan alla tastiera, quel famoso e indispensabile tappeto necessario per la riuscita di ogni buon disco. Un capitolo a parte meriterebbe “Dry County”, 10 minuti di grande musica e una parte centrale che con l’ennesima prova di classe e talento, in particolare di Sambora oltre all’ottima interpretazione canora del leader della band, fa sì che questo pezzo valga da solo il prezzo del cd. Immancabilmente il valore del lavoro cala verso il tramonto, “Woman In Love” non regge il confronto con ciò che la precede, ma “Fear” con il suo ritmo martellante fa rialzare le quotazioni di Keep The Faith. “I Want You” invece non colpisce. Il finale è affidato a “Blame It On The Love Of Rock And Roll”, un po’ troppo simile anche se non paragonabile a “I’ll Sleep When I’m Dead” e “Little Bit Of Soul”dalle atmosfere blues da locanda di cui sopra. Con questo disco i Bon Jovi entravano in quella che sarebbe diventata l’epoca nera del rock, l’esplosione imminente del tanto odiato grunge, la perdita di quel sound duro e grezzo degli anni ottanta, insomma stavano cominciando gli anni bui e i Bon Jovi se ne accorsero realizzando un album che potrebbe risultare attualissimo anche per gli standard odierni, perché costruito in modo da poter fungere da passaggio ideale tra ciò che fu e ciò che purtroppo sarà. Due anni più tardi metteranno al sicuro la situazione finanziaria con il successo interplanetario di Always, ma già in Keep The Faith si nota un addolcimento dei suoni che secondo noi non influisce più di tanto sul giudizio finale, che pone questo album fra i migliori usciti nell’intera decade di fine XX secolo.

Ivan Varsi

Track List:

1. I Believe
2. Keep The Faith
3. I'll Sleep When I'm Dead
4. In These Arms
5. Bed Of Roses
6. If I Was Your Mother
7. Dry County
8. Woman In Love
9. Fear
10. I Want You
11. Blame It On The Love Of Rock And Roll
12. Little Bit Of Soul




Torna ai contenuti | Torna al menu