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Interviews
HELL IN THE CLUB - Andy
Intervista a cura di Stefano Gottardi
Let The Games Begin degli Hell In The Club è il primo, scoppiettante, sleaze album che ci ha regalato questo 2011, e la cosa più importante è che, per una volta tanto, a darlo alla luce è un gruppo tutto italiano, fondato da Andrea “Andy” Buratto, storico bassista dei Secret Sphere. Quale occasione migliore, quindi, per scambiare quattro chiacchiere con un vecchio amico?
Ciao Andrea, è un piacere ritrovarti sulle pagine di Roxx Zone. Partiamo con un salto nel passato: ci siamo conosciuti circa 10 anni fa dopo un concerto dei Secret Sphere a Brescia, e, davanti a qualche birra, abbiamo scoperto la comune passione per la musica glam e hard rock anni '80, e già allora mi parlasti del tuo desiderio di far confluire in un side project la tua voglia di rock and roll. Finalmente nel 2010 questo sogno è diventato realtà: come ci si sente nella parte del rocker?
Ci si sente benissimo! Questa è la musica che più amo fin da quando ero un ragazzino: da Elvis agli Aerosmith fino ad arrivare a gruppi della nuova ondata come Hinder , Buckcherry o la scena svedese. Adoro utto ciò che è rock n roll e, come giustamente hai detto tu, sono 10 anni che lo sogno, e dopo vari tentativi finiti male finalmente sono riuscito a creare ciò che volevo e come lo volevo!
Come sono nati concretamente gli Hell In The Club, sono stati una tua idea, giusto?
Sì, avevo delle idee di canzoni che mi giravano in testa da tempo: un giorno ero a casa di Picco, il chitarrista, e gli ho chiesto se gli andasse di provare buttare giù queste idee in maniera un po' più seria, per rendermi conto di come avrebbero potuto suonare imbastite come si deve. Sono piaciute da subito ad entrambi, nel frattempo ho conosciuto Dave ad un concerto e ho scoperto la sua stessa passione per il rock and roll, così gli ho parlato del progetto, gli ho mandato i pezzi e da li è nato tutto.
A proposito di Picco, dov'è rimasto nascosto per tutto questo tempo un chitarrista del genere? Credo che il suo apporto alla buona riuscita del cd sia stato fondamentale, in particolar modo ha svolto un ottimo lavoro per quanto riguarda gli assoli, perfettamente cesellati all'interno di ogni canzone, frutto anche di una cura degli arrangiamenti non indifferente.
Picco è per me un chitarrista rock straordinario, ha tecnica ma sopratutto grande gusto per gli arrangiamenti, ad esempio il rifacimento di “Another Saturday Night” è suo al 90%...e ha pure un suono da paura! Lui è sempre stato legato al mondo delle cover: prima che iniziassimo a lavorare sui pezzi che avevo in testa faceva parte di un tributo ai Toto, e ha avuto svariati progetti di questo tipo. È il chitarrista con un tocco perfetto per il rock and roll, su questo non ci piove.
Com'è nata l'idea di rifare un pezzo come “Another Saturday Night” che se non sbaglio appartiene a Sam Cooke? Lo avete completamente stravolto, rendendolo quasi un brano vostro...
L'originale è di Sam Cooke, ma esiste una versione degli anni '70 di Cat Stevens. Ci piaceva l'idea di inserire una cover completamente rifatta nel disco: prendere la canzone di qualcun altro e renderla nostra era una cosa in cui ci volevamo cimentare. Per caso mi sono imbattuto in “Another Saturday Night” versione Cat Stevens e l'ho proposta a Picco, a lui l'idea è piaciuta subito un sacco e in qualche giorno mi aveva già mandato dei provini. Il risultato è quello che si può sentire su disco: una canzone praticamente nuova.
Come è ricaduta la scelta su Hell In The Club come nome del gruppo?
È colpa mia, l'idea è venuta a me ed è piaciuta poi a tutti i ragazzi della band! Il nome deriva dal wrestling: Hell In The Cell è lo show dove i lottatori combattono dentro la gabbia, loro fanno spettacolo sul ring e noi lo facciamo sul palco: da qui la variazione in Hell In The Club, che in sostanza non vuol dire altro che "divertiamoci!"
Anche io sono un appassionato di wrestling sin dai tempi che furono, penso che uno dei responsabili del fatto che porti i capelli lunghi da quando ho 15 anni sia Ultimate Warrior!
Grandissimo! Era il mio preferito!!! Troppo rock and roll Ultimate Warrior!!!
Vero! Ma torniamo a parlare di musica, che se ci imbattiamo in questo argomento vado avanti per qualche ora! Avete debuttato dal vivo lo scorso 18 dicembre 2010 e vinto la prima edizione dell'Italian Glam Fest: un esordio decisamente fortunato e ben augurante... ve lo aspettavate?
Onestamente no, lo spirito con cui siamo andati all'Italian Glam Fest era quello semplicemente di suonare con altre band e cercare di divertirci, era la nostra prima uscita, non avevamo mai suonato insieme a parte qualche prova, per cui era un buon modo per rodarci e vedere su quali cosa bisogna ancora lavorare per migliorare sempre più. È stata una bella festa, ben riuscita mi pare, e ho apprezzato molto le band che vi hanno partecipato.
E adesso aprirete il Glam Fest...
E adesso apriamo il Glam Fest! Sono davvero contento, ci sono grandi artisti e molti gruppi che stimo e amo musicalmente, è una bella piazza e una bella opportunità per farci vedere e conoscere. In più si svolge in un super locale, meglio di così...
Che effetto ti fa salire su un palco a suonare musica originale ma non con i Secret Sphere?
Io adoro suonare musica mia o comunque sia a cui ho partecipato, lo preferisco di gran lunga alle cover che dopo un po' per quanto mi piacciono finiscono per stufarmi. Suonare musica propria significa scambiarsi emozioni con chi ti ascolta che provengono da dentro di sé, è proprio diverso. Con i Secret Sphere sono anni che vado in giro e sono affezionato a loro come ad una famiglia, con gli Hell In The Club il discorso lo sento un po' più mio, è una creatura che ho voluto e in cui ho creduto, e sono contentissimo di come siano partite le cose. La gente mi scrive, sento parecchio affetto e vedo che la cosa piace molto.
A proposito di Secret Sphere, che state combinando di bello? Ammetto di essere rimasto un po' indietro...
È uscito Archetype, il disco nuovo, a settembre. Abbiamo fatto una serie di date in Italia di supporto a questo lavoro e nei prossimi mesi sono previste delle date in Spagna e in Repubblica Ceca, inoltre qualche mese fa abbiamo avuto l'opportunità di andare in tour con il maestro del genere Kai Hansen e i suoi Gamma Ray: è stata un esperienza fantastica!
Immagino... come vi hanno trattato, che tipo di persona è Kai?
È bravissimo! Sono tutti personaggi tranquilli che non se la menano per niente, molto spesso ci facevamo delle bevute tutti insieme e facevamo serata. Anche con tutta la crew ci siamo trovati benissimo e siamo stati trattati molto molto bene. È bello avere a che fare con persone che fanno questo mestiere da anni, è pazzesco vedere l'energia che riescono a dare tutte le sere in maniera costante senza cedimenti; a Praga Dan, il batterista, sembrava dovesse svenire dal caldo che faceva, eppure non perdeva un colpo: gran professionista.
Torniamo a parlare di Let The Games Begin, chiederti il perché del titolo e copertina mi pare scontato, raccontami piuttosto com'è stata la gestazione, il processo di scrittura dei brani etc...
Io, Dave e Picco abbiamo proposto le varie idee che avevamo in mente, e poi tutti insieme ci abbiamo lavorato sopra creando gli arrangiamenti e perfezionando ogni parte che ci sembrava un po' debole, successivamente io e Dave ci siamo messi a scrivere i testi e lui a lavorare sulle linee melodiche della voce. Una volta che le canzoni erano pronte ci siamo chiusi in studio da Fede: abbiamo la fortuna di avere il batterista che fa il fonico studio/live a tempo pieno, per cui ci siamo potuti prendere la calma necessaria per lavorare al meglio! Siamo una band proveniente da due città non vicinissime, Alessandria e Pordenone, per cui molto lavoro va fatto via internet, e poi si passano dei weekend in studio o in sala prove per definire tutto il lavoro: è un po' più difficile del normale, ma ce la si fa tranquillamente.
Quindi fate parte di quella frangia di musicisti che non può che avere una buona opinione di internet, sebbene spesso venga usato male dalla gente, vedi il donwload selvaggio ad esempio...
Sì, internet è una cosa buonissima secondo me, è qualcosa che rende la vita più facile in moltissime occasioni, ma ovviamente come tutte le cose buone spesso si trova il modo di rovinarle usandole in modo negativo.
Un modo buono e utile per usare al meglio questo strumento è YouTube: proprio oggi è uscito il videoclip di “On The Road”, vuoi parlarcene?
Certamente! “On The Road” è il primo video estratto da Let The Games Begin e la canzone scelta per questa prima esperienza è un pezzo melodico ma allo stesso tempo non mieloso, e con un ritornello che si stampa dritto in testa. Il video è stato girato e diretto da Ludovico Galletti, un ragazzo che ho conosciuto tramite i suoi video. Pur essendo molto giovane è già qualche anno che sforna video e proprio su YouTube sono entrato in contatto con i suoi lavori. L'ho contattato e abbiamo deciso di fare qualcosa insieme. Sono molto contento perché, oltre ad aver trovato un ragazzo molto bravo in quello che fa, ho conosciuto una gran brava persona.
Cos'altro bolle in pentola in casa Hell In The Club al momento?
Di tutto e di più, siamo praticamente all'esordio, quindi siamo all'inizio della strada pronti a partire. Il disco finalmente è uscito quasi ovunque e non vediamo l'ora di iniziare con l'attività live: da fine febbraio in poi cominciamo gli show italiani e già un po' di date sono state confermate, stiamo lavorando per pianificare anche cose all'estero: non vedo l'ora! Nel mentre abbiamo già qualche idea per il disco nuovo, stiamo già cercando di partorire nuove canzoni, e a proposito colgo l'occasione per fare gli auguri al nostro Picco che proprio oggi è diventato papà!
Mi associo agli auguri. Grazie mille per la bella chiacchierata Andy, ci si vede sotto a qualche palco...
Grazie mille a te Ste, è sempre un piacere farci una chiacchierata!!! Aspetto te e tutti i tuoi lettori a far festa con noi durante i concerti! Come sempre... rock n' roll!
