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Interviews

GOTTHARD - Conferenza stampa

A cura di Anna Minguzzi

Abituati alle conferenze stampa del Gods Of Metal, incastrate fra un’esibizione e l’altra, con il perenne rischio di incappare in un musicista scazzato e con un bicchiere di Jack e coca come unico ristoro (mica per i giornalisti, ovviamente), la conferenza stampa di presentazione di Homegrown - Alive In Lugano si svolge in un ambiente da fantascienza. Niente tendoni, ma l’ala protettiva del palazzo del Comune nella piazza principale (Piazza della Riforma, dove si tenne il concerto immortalato sul disco) della ridente (ed, ehm, tutt’altro che economica) cittadina svizzera, a due passi dal lago e da fiorenti attività commerciali, la sede locale della Rai che riprende tutto, una presentatrice che traduce in tedesco ogni momento dell’intervista, un ricco buffet a disposizione di tutti i presenti, e soprattutto quattro musicisti sorridenti e disponibili, fermi ed educati nell’esporre con chiarezza quali sono le fondamenta su cui poggia il nuovo live. Per prima cosa si ricostruisce l’atmosfera in cui è nato lo storico concerto di Lugano del 17 luglio 2010: 20.000 persone in tutta la città, un evento atteso da tutti, una pioggia fortissima, e solo a mezzanotte è arrivato l’ok per dare il via alla serata. Entrando più nel merito dell’album, Leo Leoni dice prima di tutto che “il motivo per cui abbiamo voluto fare la conferenza stampa qui è perché credo che sia la prima volta che viene presentato un album nella stessa piazza in cui è stato registrato. Un’altra cosa molto importante è che questo disco è un tributo a Steve, in una delle serate che forse è stata fra le più belle che abbiamo fatto assieme. È stata una cosa speciale perché avevamo registrato tutto il tour, e la data di Lugano non era neanche stata presa in considerazione perché tra le date che avevamo registrato c’era sicuramente il concerto che avremmo voluto pubblicare. Alla fine questo concerto è risultato talmente magico, talmente bello, che abbiamo voluto registrarlo perché tutti i fan potessero sentire un po’ dell’atmosfera magica della serata. Siamo contenti di averlo fatto perché siamo riusciti a catturare questa atmosfera speciale del concerto. È un po’ una chiusura, dopo quasi vent’anni di lavoro insieme, che appunto si chiudono a Lugano, voleva essere un regalo per tutti coloro che volevano sentire ancora la voce di Steve, e un regalo a tutti i fan per l’anno duro che abbiamo vissuto insieme e per il loro supporto. Il vostro supporto è stato davvero fondamentale”.

Io c’ero quel giorno, è stato un concerto meraviglioso. Avete detto che è un tributo a Steve. Anche la copertina è un tributo a Steve, e se sì in che modo?

Hena: Pensiamo che fosse importante chiudere i vent’anni con Steve con questo disco. La copertina non è specialmente per Steve, la copertina è per questo concerto.

Qual è stato il vero motivo che vi ha spinti ad andare avanti anche senza Steve?
Leo: Penso che la risposta sia nel dvd bonus. Abbiamo cominciato tutti assieme, e tutti assieme volevamo finire. I libri si chiudono di solito con un bel finale. Questo purtroppo è un capitolo che nessuno di noi avrebbe voluto scrivere. Penso però che i fan si aspettino che noi continuiamo a raccontare altre storie, noi abbiamo ancora storie da raccontare, e speriamo che chi un giorno si aggiungerà a noi le vorrà raccontare insieme a noi. Penso che, se fosse qualcun altro di noi a non essere qua, avrebbe voluto fare la stessa cosa.
Marc: Andare avanti per noi, dopo quello che è successo, era molto importante. Noi siamo musicisti e siamo anche amici. Noi quatto siamo amici, ci piace fare musica insieme e siamo ancora in grado di fare bei pezzi. Con Steve, abbiamo sempre lottato per portare ad alti livelli il nome Gotthard, e anche in nome dell’amicizia con Steve abbiamo deciso di andare avanti, perché anche lui ha sempre lottato perché il nome dei Gotthard arrivasse in alto, e nel suo nome vogliamo andare avanti. Manca ancora un pezzo di storia, per questo vogliamo andare avanti.
Hena: Per la copertina posso aggiungere che è molto importante la gente, che cresce insieme, come è sempre successo quando abbiamo suonato, visto che tutta la piazza è diventata qualcosa di magico, qualcosa di speciale. Lugano è la città dove siamo nati, dove abbiamo cominciato, il nostro cuore, e per questo il cuore con la gente sulla copertina, che crescono insieme e diventano un’unità.
Leo: Abbiamo già riempito altre volte questa piazza, e vogliamo ancora continuare a riempirla. Questa è una delle ragioni per cui vogliamo continuare ad andare avanti.

Si parla spesso del cantate nuovo. C’è qualcosa di concreto a riguardo?
Marc: Sono arrivate 500 candidature di persone che vogliono diventare la nuova voce dei Gotthard, noi ne abbiamo selezionate 20, ma non siamo ancora riusciti a scegliere la nuova voce. Vogliamo comunque darci ancora del tempo, perché è una scelta importante. Però non stiamo più cercando, sappiamo che la voce che stiamo cercando è fra queste 20. Quando decideremo vi informeremo.
Leo: Noi siamo qui per presentare il disco, in rispetto a quello che abbiamo fatto con Steve negli anni passati, quindi vorremmo semplicemente parlare del disco, soprattutto per rispetto a Steve, anche perché siamo qua per parlare di un lavoro fatto assieme. Comunque, Mick Jagger non sarà il prossimo cantante dei Gotthard, non poteva venire con noi!

La domanda forse anticipa un po’ i tempi. Avete detto che volete andare avanti, quali sono i vostri prossimi traguardi?.
Hena: Quello che ci ha spinti negli ultimi vent’anni è il fatto di esser conosciuti, di essere scoperti in altri Paesi, e soprattutto, non siamo ancora pronti per fare i pensionati!
Leo: Tutto per fare in modo che anche le prossime generazioni di ragazzi sappiano che è possibile arrivare alla pensione anche facendo musica, e questo penso che sia un messaggio molto importante da fare passare per le prossime generazioni.
Marc: Non si sa mai quando si finisce di fare l’artista, è come una fame da soddisfare cercando continuamente cibo. Per questo noi vogliamo andare avanti, pensiamo che sia l’unica strada da percorrere. C’è anche da dire che noi con Steve avevamo già dei progetti, che adesso, dopo l’incidente, stiamo portando avanti.

C’è un momento particolarmente importante e magico all’interno del disco?

Hena: A Steve piaceva tanto suonare a casa, dunque quella sera era totalmente felice perché era a casa sua, c’erano tutti suoi amici, tutti i suoi fan, e quella gioia, la gioia dell’essere a casa, la si sente nella registrazione.
Leo: Abbiamo anche cercato di mantenere il live il più possibile reale. Il parlato di Steve è stato tagliato, però si è cercato di catturare l’essenza di tutto quello che lui stava raccontando, di quello che stavamo vivendo, e su disco questo si sentirà, parlerà in italiano, in francese, in inglese e in tedesco, come faceva di solito. È l’ultima cosa di lui che abbiamo, e credo che più importante di così non ci possa essere. È sicuramente un album molto onesto, più onesto di così non si poteva, proprio come tributo a quella persona che era Steve.




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