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GOTTHARD

Interviews

GOTTHARD - Nic Maeder

Intervista a cura di Anna Minguzzi


La prima volta che avevamo intervistato i Gotthard di persona, ovvero nell’estate 2009, in occasione della promozione di Need To Believe, avevamo già potuto toccare con mano quanto i componenti di questa band siano persone estremamente disponibili e alla mano. A quasi tre anni di distanza, e sempre in compagnia di Franco Nipoti dei Crying Steel, l’impressione tratta dall’incontro con Nic Maeder, nuovo cantante della band, è estremamente positiva. Nic, che per il suo look può facilmente raffigurarsi come un incrocio fra Indiana Jones e Mr. Crocodile Dundee, ha l’aspetto di chi ha appena vinto alla lotteria, e anche se l’eredità da raccogliere è onerosa, dalle sue parole traspare una grande fiducia nel futuro.

Nic, per chi ancora non ti conosce, vuoi raccontare chi sei e quali sono le tue principali caratteristiche in ambito musicale?

Sono nato in Australia, ma ho trascorso diversi periodi della mia vita anche in Svizzera, ho anche studiato alcuni anni in Svizzera, e quindi non ho avuto grossi problemi ad inserirmi in questo Paese, in questo mondo. Suono principalmente la chitarra, ma so suonare anche un po’ di pianoforte, non molto, giusto gli accordi. Prima d’ora ho suonato in diverse band locali australiane, anche come cover band in acustico. Poi è arrivata questa occasione, ed eccomi qua (Leo Leoni, in contemporaneo colloquio informale con Franco Nipoti, ha spiegato che in realtà tutto era cominciato da un amico comune che aveva detto a Nic che la band era interessata a vederlo per un’audizione, e viceversa, mentre in realtà nessuna delle due cose era vera, ndr).

Quali sono le tue principali fonti di ispirazione come musicista?
Essendo australiano, sicuramente gli AC/DC ed Angus Young, sotto tutti i punti di vista! Ma ci sono anche altri gruppi validi in Australia, anche se meno conosciuti.

Ad esempio, che ne pensi dei Rose Tattoo?
Una grande band. Ho anche suonato di supporto a loro alcuni anni fa, non mi ricordo esattamente quando. Credo che adesso stiano fermi, non conosco i motivi ma non credo che stiano suonando in giro.

Com’è stato il tuo contatto con i Gotthard, e come si sono svolte le audizioni?
Le audizioni sono state tante, infatti sono dovuto tornare in Svizzera per ben tre volte, e tieni conto che all’epoca abitavo ancora in Australia, quindi dovevo fare avanti e indietro ogni volta! All’inizio era stato richiesto un provino cantando sulla base di tre pezzi dei Gotthard, poi dopo parecchio tempo sono stato chiamato per una seconda audizione, è questo è stato il momento in cui abbiamo passato alcuni giorni assieme per la prima volta; poi sono stato chiamato un’ultima volta per passare un periodo di tempo più lungo insieme a loro, e dopo diverso tempo mi è arrivata la risposta definitiva. Il processo di selezione è stato molto lungo, ma so che anche le candidature sono state molte.

C’è qualche canzone di Firebirth a cui ti senti particolarmente legato?
Probabilmente a “Remember It’s Me”, per il semplice fatto che è la prima canzone che abbiamo scritto assieme. La prima volta che ci siamo trovati in studio è nata da subito una grande alchimia, un grande feeling, abbiamo iniziato a suonare assieme ed era come se suonassimo insieme da sempre. È stato molto bello e molto naturale. In generale comunque, siamo molto orgogliosi del risultato finale di quest’album, e speriamo che sia apprezzato da tutti (Leo Leoni ha confermato che questo è stato uno dei fattori che ha portato alla scelta finale, ndr).

Qual è stato in particolare il tuo contributo alla stesura dei brani che compongono Firebirth?

Ho contribuito con diverse linee strumentali, ma la cosa che mi ha fatto più piacere è che mi sia stata affidata la composizione della musica per “Where Are You” (il brano che conclude l’album, ndr), che come avrai intuito è una canzone dedicata a Steve. Il testo era già pronto, è stato il resto della band a chiedermi di comporre la musica, e ne sono stato davvero molto onorato, perché si è trattato di una grande responsabilità.




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