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GODS OF METAL 3 2012

Live Reports

GODS OF METAL, TERZO GIORNO

Area Fiera di Rho (Milano)
23/06/2011

Report e foto di Alice Ottolini

Il terzo giorno del Gods of Metal 2012, che segue quelli che hanno avuto come headliner rispettivamente Manowar e Guns N’ Roses, sembra iniziare sotto buoni auspici dal punto di vista atmosferico: il caldo è quasi sopportabile, anche se restare al sole è veramente un’impresa ardua. Al mio arrivo trovo già sul palco
Lizzy Borden, che con i suoi costumi particolari e la sua band trascinante riesce a far muovere anche i pochi intrepidi che si assiepano nelle prime file del pit e dell’area del festival. Dopo di loro salgono sul palco gli svedesi Hardcore Superstar, ormai di casa nel nostro Paese, che ci propongono una scaletta incentrata su pezzi più conosciuti e ballabili, anche se forse la ballad dal tono malinconico “Run To Your Mama” tratta dall’ultimo album in studio Split Your Lip non è proprio nel contesto adatto e sembra in parte spegnere la loro performance. Nel pieno del solleone seguono i Gotthard, con la prova del fuoco per il nuovo singer Nick Maeder, che si rivela all’altezza del ruolo e non delude i fan del gruppo. Proseguendo, tra i grandi gruppi attesi al Gods of Metal di quest’anno figurano sicuramente gli inglesi Darkness, al loro ritorno live. Il frontman Justin Hawkins è un animale da palcoscenico, vestito con strabilianti tutine a tinta scozzese e baffoni: la sua voce caratterizzata dal falsetto dal vivo non delude e arriva ad acuti che metterebbero in difficoltà molti suoi colleghi. La band, circa alla metà della propria esibizione, si trova a dover affrontare un imprevisto imbarazzante: ha infatti ceduto la corrente elettrica e i Darkness non hanno la possibilità di proseguire a suonare. Con grande educazione Hawkins cerca di occupare il tempo necessario per risolvere il guasto scendendo dal palco e andando verso le prime file per salutare e posare per alcune foto e autografi con i fan. Sistemata la questione corrente i Darkness riprendono con il loro show adrenalinico e decisamente sopra le righe, nonostante non venga data loro la possibilità di recuperare il tempo perso per i problemi tecnici. Ottima prova che, seppur bagnata da qualche goccia di pioggia, ha lasciato soddisfatti gli ammiratori della vecchia ora della band inglese. Avvicinandosi agli headliner della serata, mentre la canicola inizia a dare tregua e la pioggia prosegue, è giunta l’ora on stage per Slash accompagnato dal singer Myles Kennedy e the Conspirators. Il chitarrista, che si esibisce il giorno successivo rispetto al suo ex collega Axl Rose, riesce a rendere al meglio sia i pezzi storici dei Guns N' Roses, tra i quali “Nightrain”, “Rocket Queen”, “Sweet Child ‘o Mine” e l’immancabile “Paradise City”, che i nuovi brani tratti dai suoi album come solista (tra cui il recentissimo disco Apocalyptic Love). La voce di Myles Kennedy, leader degli Alter Bridge, non perde una nota e il gruppo che lo supporta sfoggia una compattezza ed un impatto di alto livello, il che contribuisce a rendere lo show di Slash uno dei migliori della giornata. Dopo l’attesa del cambio palco arrivano finalmente al Gods of Metal i Mötley Crüe, band che a partire dagli anni Ottanta rappresenta uno dei principali gruppi nel panorama glam metal. Ovviamente gli anni passano anche per i rocker e la prima impressione, che si conferma nel corso dell’esibizione, è che Vince Neil abbia decisamente qualche problema di “fiato” nel reggere lo show e spesso lascia alla partecipazione del pubblico i passaggi acuti delle canzoni. Queste mancanze dal punto di vista tecnico vengono compensate dall’impatto visivo della band losangelina, che ci propone l’immancabile batteria che ruota a trecentosessanta gradi di Tommy Lee, all’interno della quale vengono proiettati visual e filmati in corollario alle canzoni, e due coriste ballerine che aiutano il biondo singer in più di un’occasione. I Mötley ci propongono tutti i loro classici, da “Shout At The Devil” a “Dr. Feelgood”, “Girls, Girls, Girls” e “Kickstart My Heart” senza dimenticare la power ballad per eccellenza, “Home Sweet Home” con tanto di piano suonato da Tommy Lee. Che dire? Sicuramente uno show di una band storica come lo sono Sixx e soci non può essere commentato e valutato solamente in base a questioni tecniche o di qualità dell’esecuzione; per i fan e per chi era presente questa performance ha infatti avuto un significato che va al di là di questi aspetti, rappresentando un ricordo di una band che per motivi personali o/e generazionali ha avuto una grande importanza nella propria vita.




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