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GLAM FEST

Live Reports

GLAM FEST

Ke Me Meo, Argelato (Bo)
05/10/2008

Report di Anna Minguzzi e Luca Driol, foto di Anna Minguzzi

Un nuovo festival in un nuovo locale. È questo il principio che sta alla base del Glam Fest, evento che si apre in una tiepida domenica pomeriggio nella provincia di Bologna sempre grazie allo spirito di iniziativa dell’associazione culturale Bologna Rock City. Un po’ di facce conosciute si danno convegno, in attesa che inizino le danze, facendo la spola fra la nutrita zona del merchandising ufficiale e alcuni banchetti di espositori di abbigliamento glam (c’è anche la Street Symphonies Records, ma quella non vende vestiti). Il festival propone in modo equilibrato nomi di richiamo del panorama internazionale e nomi di nascita più recente, ed è soprattutto da questi ultimi che vengono fuori le sorprese più positive. Si comincia con i toscani Jolly Rox, un trio dotato di una grinta e un carisma notevoli, in particolare grazie all’ottima voce del cantante e chitarrista Joey Zalla, che guida il resto del gruppo attraverso i sentieri di un hard rock piuttosto originale e dinamico, e anche se il tempo a loro disposizione è piuttosto poco resta un’impressione molto positiva. Tocca poi agli Hollywood Teasze, trio proveniente dalla Germania e in tour in Italia durante la settimana (la band è stata avvistata il venerdì successivo sempre nella zona di Bologna), che propone un punk rock interessante e vagamente psichedelico, grazie soprattutto all’abbigliamento a pois e righe bianche e nere, con tanto di gonnellina a pieghe a metà fra la liceale castigata e la bambina cattiva. La loro musica è semplice, diretta ed essenziale, e per questo non stanca troppo, anche se in effetti le ripetizioni non mancano; comunque, giudizio positivo per i ragazzi di questo gruppo, che dimostrano tra l’altro una vera dedizione per la causa, dato che hanno intrapreso questo tour a spese loro, viaggiando a bordo di un semplice furgoncino bianco. La prima parte del Glam Fest si conclude con l’entrata in scena della seconda ed ultima band italiana in programma, gli Snakez, altro gruppo dotato di un ottimo potenziale, che riguarda le doti musicali dei suoi singoli componenti, la tenuta di palco e la simpatia nel dialogare con il pubblico nei momenti morti. Con un look invidiabile e accompagnato da musicisti che suonano come indemoniati, il biondo cantante Ryann Stacey mostra il suo carisma e il suo entusiasmo su una serie di brani originali, che speriamo di avere al più presto nell’ambito di una pubblicazione ufficiale. (Anna Minguzzi)
La seconda (e più attesa) metà di questo festival vede il suo incipit con l’entrata dei
Britny Fox, quartetto di Philadelphia che ebbe un momento di notorietà sul finire degli eighties. Oggi il gruppo si ripresenta con il solo bassista Billy Childs tra i membri originali e sfodera un’esibizione discreta, pur se limitata da canzoni non proprio eccezionali. “Six Guns Loaded” apre le danze e una esigua parte dei partecipanti sembra comunque conoscere e gradire le varie “Long Way To Love”, “Dream On” e la conclusiva “Girlschool”, piccole hit della band, che può avvalersi delle buone prestazioni dei “nuovi” Jamie Fletcher alla voce e Greg Polcari alle chitarre; meno convincente invece risulta la prova del batterista, altro recente acquisto in seno alla formazione. Tocca poi ai Bullet Boys e, sin dai primi secondi di concerto, gli occhi sono tutti puntati sul frontman storico, Marq Torien, che sulle assi del palco si muove da attore consumato (ma anche da chi ha appena assunto qualcosa…), tra smorfie, scatti, balletti, pur risultando alla fine migliore come chitarrista che come vocalist. Ciò che ha limitato la band precedente, purtroppo, è ulteriormente amplificato nell’esibizione dei losangelini: le canzoni proposte infatti paiono tutte uguali, anche se dotate di una maggior componente rock 'n' roll. “Smooth Up In Ya”, “Rock Candy”, “Hang On St. Cristopher” e qualche cover non salvano un concerto decisamente incolore. Dalla folla assiepata sotto il palco si deduce che i più attesi della serata sono naturalmente i Pretty Boy Floyd, che, saliti on stage, incendiano subito il pubblico con un’adrenalinica “Leather Boyz With Electric Toyz”. I (risaputi) limiti tecnici della band, durante brani quali “Rock And Roll (Is Gonna Set The Night On Fire)”, “Your Momma Won’t Know” e “I Wanna Be With You”, passano decisamente in secondo piano, lasciando che la componente “fun” della loro musica avvolga pienamente i presenti. Steve Summers e Kristy Majors sanno come divertire e dai volti del pubblico si capisce che il gruppo di Hollywood ha centrato il bersaglio. Una festa del glam dove i veri protagonisti sono state le tonnellate di lacca, rossetto, rimmel, lustrini, spandex e bandane che agghindavano spettatori e artisti, tanto che dopo il concerto chi scrive se ne è tornato a casa con gli Slayer a palla nell’autoradio: non si sà mai… (Luca Driol)




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