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GLAM FEST 3

Live Reports

GLAM FEST 3

Estragon
, Bologna
07/11/2009

Report di Anna Minguzzi e Claudio Puggioli, foto di Anna Minguzzi

Il Glam Fest diventa maggiorenne. Nonostante si tratti solo della terza edizione, il festival nato dalla mente di Bologna Rock City, da sempre attenta alla creazione di eventi focalizzati su determinati generi, come il glam o il dark, può chiudersi con un bilancio estremamente positivo. La partecipazione del pubblico è stata veramente copiosa, arrivando a colmare un Estragon che da diverso tempo non vedeva una presenza così massiccia e pittoresca; questo è avvenuto nonostante gli Hardcore Superstar, headliner della serata, abbiano fatto anche altre date nella nostra penisola, e vengano in Italia sostanzialmente tutti gli anni. Si tratta sicuramente di un segnale incoraggiante per la voglia di buona musica, nonché di un’occasione per vedere all’opera anche alcune valide band nostrane. Devono fare ancora parecchi chilometri i bolognesi
Noise Pollution; nonostante ad ogni data si assista ad un graduale miglioramento dal punto di vista della tenuta di palco, le carenze a livello dei brani proposti si fanno ancora sentire. Per gli ultimi due pezzi si esibisce sul palco anche una filiforme e particolarmente svestita ballerina (diciamo le cose come stanno: è una gran figa! NdStefano), che volteggia attorno ai musicisti con l’atteso fare provocante. A questo punto, la domanda è una sola: i Noise Pollution (così come molte altre band rock e metal, sia chiaro) preferiscono essere ricordati perché forse riusciranno a realizzare qualche bel brano, o perché si sono portati una ballerina discinta appresso? (Anna Minguzzi) Gli Snakebite, secondo gruppo a salire sul palco, scaldano subito il pubblico con il loro sound energico e appagante. Di certo questi ragazzi sanno come suonare e muoversi on stage, e pezzi come “Love Me Or Leave Me” lo assicurano. Trentacinque minuti di sano rock’n’roll senza troppi fronzoli, con molte canzoni degne di nota che avranno sicuramente fatto aumentare le schiere di fan per la band perugina. Alla voce uno Smoke che canta davvero bene, supportato dagli altri ragazzi che ovviamente non sono da meno. (Claudio Puggioli) Si rimane in Italia con gli Snakez, da sempre caratterizzati, fra le altre cose, da un look a metà fra WASP e Twisted Sister piuttosto azzeccato. Come per gli Snakebite, anche la loro esibizione convince in pieno sotto tutti gli aspetti, sia come impatto visivo che come potenza dei brani; “Black Widow”, fra gli altri, è un concentrato di energia, e risulta sempre un piacere osservare lo scatenato vortice che Ryann Stacey e compagni riescono a realizzare sul palco. I Tigertailz sono un esempio lampante della febbre da revival che sta coinvolgendo i fan del glam (e probabilmente anche di altri generi). Tenuto conto del fatto che negli anni ’80 erano considerati una stella di seconda grandezza, per non dire ancora inferiore, l’accoglienza tributata al gruppo di Cardiff, con tanto di spiegamento di bandiere gallesi, è stata a dir poco trionfale. C’è da dire che i membri superstiti si danno parecchio da fare, e anche se il loro sound non si può definire particolarmente originale, ce la mettono tutta per riscuotere consensi, eseguendo in particolare brani tratti dal repertorio del passato, della prima fase di vita della band. Il momento più emozionante è senza dubbio l’omaggio allo scomparso bassista Pepsi Tate, che viene ricordato in più occasioni e celebrato in modo corale da pubblico e gruppo. I Tigertailz hanno dimostrato inoltre di essere persone estremamente disponibili, presentandosi in sede di aftershow (svoltosi presso un circolo Arci nel centro di Bologna) e prestandosi all’incontro con i fan con perfetta naturalezza. Anche per loro, finalmente, è arrivato un momento di gloria. (Anna Minguzzi) Si arriva quindi agli headliner Hardcore Superstar, che preparano l'audience a un concerto carico di energia, nuove hit e ovviamente vecchi classici, proprio con l’intro del nuovo album. Il pubblico letteralmente esplode quando Jocke appare e parte subito in tromba con i nuovi pezzi come “Beg For It” e “Into Debauchery”. Più scatenatio del solito, il quartetto svedese passa ben presto a infiammare la folla con classici come “Dreamin’ In A Casket” e “Bag On Your Head”. Non c’è che dire, Jocke e Zino sanno come incitare la gente: uno saltando per il palco e l'altro entusiasmando con assoli al limite della perfezione, mentre Adde e Sandvik si impegnano a mantenere la giusta atmosfera. Per rallentare un po’ il passo la band decide di infilare nella scaletta anche “Shame”, improvvisata tra Jocke e il pubblico. Grande impatto visivo e acustico per la band svedese che riesce a catturare la folla e farla impazzire in una manciata di canzoni, per poi finirla con le grandi hit “Wild Boys”, la sempreverde “We Don’t Celebrate Sundays” e la storica “Someone Special”. Sicuramente questa performance rimarrà nelle menti di molti fans per un bel po’ di tempo! (Claudio Puggioli)




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