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FIREHOUSE

Live Reports

FIREHOUSE + MARKONEE

Sottotetto, Bologna
21/10/2008

Report di Anna Minguzzi e Paolo Paganini, foto di Anna Minguzzi

Non si fermano neanche di fronte a un tamponamento a catena e un conseguente ritardo che coinvolge due membri del gruppo; se ci fosse stato ancora bisogno di qualche conferma dello stato di grazia dei Markonee, questa potrebbe andare bene. L’esibizione del quintetto bolognese inizia purtroppo con un po’ di ritardo, con ovvia riduzione dei brani in programma, ma il repertorio scelto per l’occasione è uno dei migliori. Quasi tutti i pezzi eseguiti faranno parte del secondo album, che i Markonee stanno attualmente preparando, per cui non tutti ancora conoscono canzoni come “Brand New Day”, “See The Thunder”, “Native European” o “Back On”, ma la carica sprigionata da questi brani (dai primi due in particolare) è tale che non si riesce a rimanere indifferenti. La band è sicuramente incentivata dalla folta presenza di pubblico, e tutti i musicisti danno prova ancora una volta di grande precisione e di una tenuta di palco sempre più solida, quando anche il nuovo cantante Gabriele Gozzi sembra avere vinto le incertezze e acquista ogni volta di più una sicurezza maggiore. Dal vecchio repertorio vengono eseguite invece “Loved Land”, tratta dall’album The Spirit Of Radio, e “Markonee”, brano datato 2007 con un ritornello ormai inconfondibile che viene scandito da buona parte dei presenti. Ottima performance, ancora una volta, sotto tutti i punti di vista. (Anna Minguzzi)
Alle 23 in punto i mitici
Firehouse fanno il loro trionfale ingresso sul palco del Sottotetto, calorosamente accolti dall’ovazione del nutrito pubblico accorso oltre che dal nord Italia anche dall’estero; ancora una volta Bologna Rock City è riuscita nell’impresa che tanti fan dell’hard rock anni ottanta solo lontanamente immaginavano: portare in Italia una delle band simbolo di un’epoca. Il gruppo propone una raffica di brani mozzafiato tratti dai primi due album: si parte subito a palla grazie a “Rock Tonight” pescata da Hold Your Fire del 1992, per proseguire con l’esplosiva “Lover’s Lane” dal disco omonimo datato 1989. Neanche il tempo di riprendere fiato che la band rincara la dose con l’irresistibile “All She Wrote”, un pezzo da cantare a squarciagola. Un incontenibile Michael Foster si fa largo dietro le pelli grazie ad una prestazione da vero e proprio funambolo, mentre il vocalist CJ Snare non dà l’impressione di essere particolarmente in forma: a farne le spese sono soprattutto le ballad “When I Look Into Your Eyes” e “Love Of A Lifetime”. Il carisma del frontman riesce comunque a sopperire a questa mancanza e a sua discolpa va doverosamente segnalato il fatto che, per l’intero concerto, ha dovuto fare i conti con problemi tecnici che avrebbero stroncato qualunque altro singer. “Oughta Be A Law” e “Helpless” caricano ulteriormente un pubblico già di per sé entusiasta e le gesta alla sei corde di Bill Leverty fanno davvero strabuzzare gli occhi ai presenti. I ragazzi saccheggiano i primi due album, con grande gioia di chi scrive e, probabilmente, di tutti i presenti. “Shake And Tumble” e “Don’t Walk Away” si fanno notare grazie ad una sezione ritmica dirompente e ad un Leverty ispiratissimo. Le uniche canzoni non appartenenti ai primi due lavori sono la cover di “Highway To Hell” cantata dal bassista Allen McKenzie (un vero e proprio bluesman) e “Holding On”, una delle migliori tracce tratte dal non certo eccelso Prime Time affidata alla sorprendente ugola di Bill Leverty. Il gran finale è alle porte, e quando aleggiano nell’aria le note dell’intro di “Reach For The Sky” un boato si alza dalla platea pronta e scatenarsi sotto al palco. A ruota “Don’t Treat Me Bad” fa correre un brivido lungo la schiena dei presenti che pregustano una chiusura col botto, magari affidata alla ancora trascurata “Overnight Sensation”, perfetta per concludere una serata memorabile. Grande è invece la delusione quando CJ e soci salutano e lasciano definitivamente il palco incuranti delle richieste di bis. I quattro musicisti si dileguano frettolosamente dietro le quinte; l'attesa di un loro ritorno sul palco (e magari di una foto ed un autografo) si rivelano vane. Un piccolo neo che non deve comunque sconfortare i rocker italiani che possono ritenersi ampiamente appagati da una performance di altissimo livello tecnico e qualitativo. Una prestazione maiuscola fornita da una band con le palle, da candidare tra le migliori dell’anno. Chi si fosse perso questo concerto non si lasci sfuggire i prossimi grandi appuntamenti del Sottotetto: White Lion, Tygers Of Pan Tang e Tyketto sono solo alcuni dei nomi che Emiliano Nanni ha in serbo per gli estimatori dell’hard rock dei gloriosi anni '80! (Paolo Paganini)

Firehouse Set List:

1. Intro (For Those About To Rock)
2. Rock You Tonight
3. Lover’s Lane
4. All She Wrote
5. Oughta Be A Law
6. Helpless
7. When I Look Into Your Eyes
8. Shake And Tumble
9. Don’t Walk Away
10. Highway To Hell
11. Holding On
12. Love Of A Lifetime
13. Reach For The Sky
14. Don’t Treat Me Bad






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