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Reviews
MYRATH
Desert Call
(Nightmare Records)
2010
Doti innate, originalità e una buona dose di fortuna. Un po’ come Cenerentola, la fortuna dei tunisini Myrath (termine traducibile con “legacy” in inglese) ha avuto inizio in modo quasi casuale nel 2006, quando la band si trovò a fare da spalla agli Adagio e a Robert Plant nella loro terra d’origine (di solito citata per tante cose, ma non esattamente per il suo florido panorama metal). Gli stessi Adagio apprezzarono molto la proposta musicale dei Myrath, e in particolare la loro capacità di fondere sonorità tipiche della musica araba con quelle più moderne del prog metal. Da qui è partito tutto, i Myrath registrarono un primo album nel 2007 e ora siamo al secondo lavoro in studio, un disco che, come il suo predecessore, unisce tradizione e innovazione, scivolando verso una frangia del prog un po’ più aggressiva del solito. Le melodie da casbah procedono saldamente incatenate a una chitarra aggressiva e a una voce versatile, capace di ruggire e di intenerirsi in modo suadente quando necessario. Le parti strumentali la fanno spesso da padrone, soprattutto negli otto minuti di “Hard Times”, ma tutti gli strumenti si prestano a fare da accompagnamento ai continui richiami alla musica araba, con assoli di basso (“Desert Call”) e intermezzi di flauto (“Madness”). Con i dovuti paragoni, possiamo dire che gli Orphaned Land hanno preparato la strada, come profeti biblici, a un genere musicale ibrido, i Myrath hanno ascoltato la parola e l’hanno messa in pratica a modo loro, con risultati importanti.
Anna Minguzzi
Track List:
1. Forever And A Day
2. Tempests Of Sorrows
3. Desert Call
4. Madness
5. Silent Cries
6. Memories
7. Ironic Destiny
8. No Turning Back
9. Empty World
10. Shockwave
11. Hard Times
Contatti:
www.myspace.com/myrathband