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D.A.D.

Live Reports

D.A.D. + Markonee

Musicdrome, Milano
09/11/2009

Report di Stefano Gottardi, foto di Marco A.C.

Nuova calata italica per i danesi D.A.D., che segue di quasi un anno l'uscita dell'album Monster Philosophy. Quando faccio il mio ingresso al Musicdrome, i Markonee sono già on stage: il gruppo bolognese è come il prezzemolo, c'è sempre! C'è ancora poca gente al locale, ma è quasi tutta ammassata sotto al palco a seguire lo show d'apertura. A pochi giorni dall'uscita di See The Thunder, seconda fatica sulla lunga distanza dopo The Spirit Of Radio del 2005, i Markonee si mostrano con la rinnovata (e ormai consolidata) formazione che vede impegnati Luigi Frati al basso, Ivano Zanotti alla batteria, Gabriele Gozzi (Killer Klown) alla voce e i due membri storici Carlo Bevilacqua e Stefano Peresson alle chitarre. Il quintetto emiliano offre al pubblico milanese una buona performance, molto fisica e incentrata sui brani nuovi, fra i quali spiccano “See The Thunder”, “Brand New Day” e “The Cross Between The Lines”. L'irrinunciabile e autointitolata “Markonee” fa cantare la folla, che non si risparmia applausi meritatissimi, in particolar modo dallo scatenato drummer Ivano Zanotti, preciso e potente, e il singer Gabriele Gozzi, semplicemente spettacolare a livello tecnico e frontman carismatico. C'è giusto il tempo di bere qualcosa e fare un po' di conversazione che i D.A.D., sulle note di “True Believer”, giungono on stage accolti da caloroso abbraccio di un Musicrdome ormai pieno. Alcuni problemi tecnici, che lo staff del locale tenta invano di risolvere, compromettono la riuscita del pezzo. Anche le successive “Beautiful Together” e “Jihad” risentono di pesanti condizionamenti esterni, e dopo aver esaurito le battute per intrattenere gli spazientiti spettatori, Jesper Binzer se ne esce con un laconico: “Prometto che la prossima volta faremo il soundcheck!”. In qualche modo lo spettacolo ricomincia e, fra alti e bassi, classici come “Girl Nation”, “Everything Glows”, “Bad Craziness” e hit più recenti come “Monster Philosophy” conquistano a poco a poco la folla. Sicuramente i problemi tecnici possono avere influito sulla riuscita dell'esibizione, certo è che i D.A.D. soni apparsi un po' fiacchi e, stando allle parole di chi li aveva visti nel 2006 sempre nello stesso locale, non all'altezza di quell'incendiaria esibizione. Particolarmente impreciso e poco ispirato è apparso soprattutto il chitarrista Jacob Bizner, al contrario dello stralunato Stig Pedersen, sempre pronto a dare spettacolo e mostrare una serie di bassi al limite del ridicolo (in senso buono) e rigorosamente a due corde! Qualche “limata” ad episodi abbastanza prolissi e fuori luogo (passi il lungo assolo di “Recontrsucdead”, ma l'interminabile pantomima con cui Jesper ha fatto urlare alla gente “C' mon Laust we know you 've got it” mentre il batterista si godeva il suo momento di gloria, avrebbe potuto tranquillamente lasciare spazio ad un altro paio di canzoni) sarebbe stata cosa gradita ai più, tuttavia il momento dei bis è giunto fra gli applausi e le grida di un pubblico quanto mai caloroso. La tripletta “Point Of View”, “Sleeping My Day Away” e “It's After Dark” ha posto la parola fine su questo concerto tenutosi in un “piccolo piccolo friday” (così come ha ripetuto più volte Jesper) di un gelido lunedì milanese.

Setlist:

1. True Believer
2. Beautiful Together
3. Jihad
4. Girl Nation
5. Everything Glows
6. Ridin' With Sue
7. Reconstructdead
8. Evil Twin
9. Bad Craziness
10. Chainsaw
11. Monster philosophy
12. Point Of View
13. Sleeping My Day Away
14. It's After Dark




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