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SEX SLAVES - Call Of The Wild

Reviews

SEX SLAVES
Call Of The Wild

(SAOL Records)

2012

Nella recente tournée europea, che ha toccato anche l'Italia ad aprile, era impossibile non notare un certo rilassamento addominale da parte del cantante Eric 13 e ascoltando questo nuova fatica discografica dei Sex Slaves il motivo appare evidente sin dall'opener “W.T.F.R.U.”: si dev'essere mangiato Tim Skold. Sì, perché la sua voce questa volta ricorda davvero tanto quella del biondo Tim Tim era Shotgun Messiah. Subito un punto in più per la quarta release ufficiale del power trio di New York, che stilisticamente ricalca le orme del precedente Wasted Angel: pezzi semplici, immediati e paraculi come da tradizione Sex Slaves, senza superare mai i 4 minuti. Hard rock spruzzato di punk e talvolta di blues, cori anthemici e melodia a profusione mettono subito a proprio agio e l'album continua a piacere anche dopo diversi passaggi nello stereo. Fra i brani più interessanti vanno senza dubbio segnalati “Burning Bridges” che riprende certe atmosfere più heavy sperimentate già col disco prima e ricorda gli Shotgun Messiah di Second Coming, “Get In Line” che potrebbe essere stata sgraffignata dal songbook dello Zio Alice (Cooper ovviamente), “Let's Make Out” che suona come potrebbe suonare un pezzo degli Sweet al giorno d'oggi e vanta un assolo di chitarra dell'attore comico Brendon Small, “I Swear” che ha una base quasi pop/dance e un ritornello che non si dimentica, e “Cool Ride” che è ruffiana al punto giusto e colpirà dritto al cuore gli amanti delle melodie più semplici, ma bisogna ammettere che di colpi a salve i Sex Slaves ne sparano ben pochi. Ottima la produzione, curata da Ulrich Wild (Pantera, White Zombie, Stabbing Westward, Powerman 5000, Deftones, Seether, Bleeding Through, Breaking Benjamin, etc), bello il digipack, un po' pacchiani, invece, artwork e booklet. Call Of The Wild strizza l'occhio più alle atmosfere punk rock di Bite Your Tongue che a quelle un po' più mature di Wasted Angel e in definitiva è un album che dovrebbe accontentare soprattutto i fan della prima ora, oltre che gli estimatori del rock 'n' roll più immediato e selvaggio. Grande ritorno per il terzetto americano che non delude minimamente le aspettative e garantisce un headbanging ripetuto!

Stefano Gottardi

Track List:

1. W.T.F.R.U.
2. Lose That Dress
3. Burning Bridges
4. My Black Heart
5. I Wanna Kill You
6. Sik Fuk
7. Call Of The Wild
8. Get In Line
9. RocknRoll Band
10. Let’s Make Out
11. I Swear
12. Cool Ride
13. I Got Drunk






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