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BUCKCHERRY - Buckcherry

Reviews

BUCKCHERRY
Buckcherry

(Dreamworks Records)

1999


L’unica pecca che si può trovare a questo disco è quella di essere uscito alla fine della decade sbagliata. Infatti, se i Buckcherry avessero visto la luce alla fine degli 80’s, non avremmo avuto difficoltà ad affermare di trovarci di fronte ai nuovi Guns N' Roses. Forse questo paragone potrà far storcere la bocca a qualche lettore, ma questa band trasmette una carica incredibile, ed anche se in questo disco non ci sono capolavori assoluti come “Sweet Child O' Mine”, “Paradise City” ecc, pezzi come “Lit Up”, “Check Your Head” e “Borderline”si difendono bene. Il gruppo muove i suoi primi passi nel 1995 a Los Angeles, suonando nei migliori club della città degli angeli. Quello che è il miglior prodotto che i pur poveri anni novanta hanno saputo sfornare nel campo del rock, vede la luce dopo il fatale incontro tra Josh Todd, singer capace di trasmettere una carica straordinaria ed il chitarrista Keith Nelson, geniale mente creativa insieme allo stesso Todd. Devon Glenn e Jonathan Brightman, rispettivamente batterista e bassista, completano la formazione. Pur essendo Los Angeles la miglior palestra per giovani band in cerca di successo, il circondario di questa città comincia a star loro stretto e, grazie al talento di cui sono dotati, i ragazzi riescono nel 1998 a strappare un contratto discografico con la Dreamworks Records con la quale, tra il 1998 ed il 1999, pubblicano il loro album d’esordio omonimo. Il lavoro raggiunge la posizione numero 74 nella classifica americana e porta a casa anche un bel disco d’oro, un risultato ottimo per un disco hard rock (ed ancor di più se teniamo conto del fatto che si tratta di un debut). Sin dall’inizio Buckcherry promette bene: al suono grezzo e puramente glam con le frequenze dei bassi in gran evidenza, si contrappone la voce sporca ed aggressiva di Josh Todd che, urlando a squarciagola in “Lit Up” il suo amore per la cocaina, rende subito chiara la sua intenzione di spaccare il mondo, almeno quello del rock. Con “Dead Again” il cd raggiunge la velocità massima: una song scatenata, ideale da suonare in un locale. Mentre “Check Your Head” lascia trasparire anche un barlume d’anima comunque presente nel profondo dei Buckcherry e di ogni buon rocker. La ballad “For The Movies” fa vivere l’ultimo momento di quiete prima del crescendo finale in cui in risalto si pongono le scatenate “Lawless And Lulu” e “Related”, ideali per un party in stile college americano, ma soprattutto l’originale ed unica nel disco “Borderline”, una canzone che rispecchia tutte le sfumature del significato di questa parola. Avviandosi verso la fine non c’è molto altro da evidenziare; la strada per una bellissima e luminosa carriera è ormai più che spianata ed il fatto che i Buckcherry vengano invitati a fare da support band nientemeno che agli AC/DC non è altro che l’ennesima conferma. Purtroppo i Guns N' Roses hanno avuto una vita sin troppo breve (anche se piuttosto intensa ) e quando si sono sciolti hanno lasciato più di un vuoto nei cuori degli appassionati del genere. Da quel momento in poi, come fanno tutti gli innamorati dopo esser stati mollati, molti hanno cercato di consolarsi in qualche modo e, dopo aver tanto cercato un’amante giusta, l'hanno trovata nei Buckcherry: grezzi, crudi, ma quantomeno sinceri e perfettamente in grado di mantenere le promesse.

Ivan Varsi

Track List:

1. Lit up
2. Crushed
3. Dead Again
4. Chek Your Head
5. Dirty Mind
6. For The Movies
7. Lawless And Lulu
8. Related
9. Borderline
10. Get Back
11. Baby
12. Drink The Water




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