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BRIJITTE WEST AND THE DESPERATE HOPEFULS

Interviews

BRIJITTE WEST AND THE DESPERATE HOPEFULS - Brijitte West

Intervista a cura di Lester Greenoski

Fresca della sua nuova avventura con i Desperate Hopefuls siamo andati a trovare Brijitte West (ex New York Loose), in arrivo in Italia a fine mese, scopriamo assieme cosa ci ha raccontato.

Ciao Brijitte puoi presentarti ai più distratti tra i nostri lettori?
Sono Brijitte West, scrivo canzoni, suono la chitarra, roccheggio e sono fighissima... Cos'altro posso dire?

Vorrei partire dall’ inizio: come fa una bella ragazza come te a finire sul palco di alcuni dei più rinomati templi del rock and roll suonando la propria chitarra a tutto volume? Insomma mi chiedo, se mai c’è stato, in che periodo della tua vita hai “messo le bambole nel cassetto” ed hai deciso che la tua missione era suonare rock and roll?
Sono sempre stata una ribelle. Sono cresciuta in una famiglia con dodici bambini, e credo che questa cosa abbia molto a che fare con il mio bisogno di scappare e di affermare la mia individualità. Non ho mai pensato di essere bella. Sono un'autrice, ho cominciato a scrivere canzoni quand'ero piccola. Mi sono trasferita dal New Jersey a New York City, e credo che fare i primi concerti a NYC mi abbia dato quell'iniezione di rock 'n' roll che mi ha spinta a volerne ancora.

A quali gruppi ti senti più legata? Quali sono quelle band che hanno innescato in te la passione per la musica?
Ce ne sono tantissime, ma credo che gli artisti che ho ascoltato di più e dai quali sono stata più ossessionata siano i Dead Boys, i Damned, i Ramones, Joan Jett, Blondie, The Stooges, The Pretenders.

Oggi quali sono le principali differenze tra i New York Loose e i Desperate Hopefuls, sia dal punto di vista compositivo che a livello di feeling?
Ho sempre cercato di trattare i NY Loose come una band, anche se ne ero la fondatrice e autrice principale. I The Desperate Hopefuls, invece, sono la mia backing band. Se vuoi sapere qual è la differenza tra NY Loose e Brijitte West, direi sostanzialmente che ora sono un po' più vecchia e ho molta più esperienza di vita.

Ti sei trasferita da New York a Londra: come ti trovi in questa nuova città? Quali sono le maggiori differenze che hai riscontrato, parlo prettamente di ambiente musicale, pubblico, operatori, etc.? Preferisci gli States o l’ Europa?
New York è cambiata un sacco da quando ci vivevo. Ci si riusciva a mantenere anche solo lavorando per esempio in un negozio di dischi, ora è talmente costosa che è impossibile. New York d'altro canto è piena di Newyorchesi, mentre Londra è una città globale, qui c'è tutto il mondo. Credo poi che il rock 'n' roll sia una grande famiglia, è la stessa cosa ovunque tu vada. Londra è la peggiore per quanto riguarda la scena, odio suonare a Londra. Per quanto riguarda musicisti e professionisti del settore, ci sono i bravi e i meno bravi dappertutto. Ci sono quelli che ti definiscono “difficile da lavorarci insieme” perché hai dei problemi se vanno on stage ubriachi marci e ti rovinano il concerto, o perché ti incazzi se non mantengono gli impegni. Osi aprire la bocca, ed ecco che sei “difficile”. Io provo a lavorare con gente in gamba che non mi deluderà. Per quel che vedo, la scena in Europa è fantastica. Sono veramente eccitata di suonare in Italia!

Trovi che la scena rock and roll mondiale oggi giorno sia ancora molto sessista? C’è qualche nuova leva “in rosa” che ti ha colpito e ti piacerebbe segnalarci?
Hmmm. Non credo sia sessista. Credo che i rocker siano in grado di riconoscere la cosa vera quando la vedono, così come riconoscono un poser o un pagliaccio. Mi pare non ci siano così tante donne nel rock. Non è la cosa più glamour da fare per una ragazza. Vorrei sicuramente ce ne fossero di più!

Sul debut dei Desperate Hopefuls troviamo, tra gli altri, l'ex-Dgeneration Jesse Malin: ci racconti un po’ come nasce questa partecipazione?
Jesse è un vecchio amico da New York. Ho cantato nel suo disco On Your Sleeve, ho fatto i cori su “Walk On The Wild Side”. Era qui quando stavo registrando la canzone “How To Be Good” e sono molto felice del risultato.

Ti lascio lo spazio per salutare i nostri lettori, grazie mille ancora per la gradevolissima chiaccherata.
Non vedo l'ora di venire a suonare in Italia!




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