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BEVERLY KILLZ

Interviews

BEVERLY KILLZ - Andre, Fabio, Mak, Vince

Intervista a cura di Stefano Gottardi

Lunga e divertentissima intervista con i milanesi Beverly Killz, che hanno da poco dato alle stampe il primo ep, intitolato Straight From Underground. Leggetela tutta d'un fiato e soddisfate ogni curiosità su questo gruppo e su... Aldo Di Pinto!

Prima di tutto, una domanda d'obbligo: come nasce la band?
Andre: Facciamo rispondere Mak!
Mak: Nasce dalle ceneri di un progetto precedente fondato da me e John: tra gli ultimi cambiamenti di line-up di quella band, abbiamo reclutato Andre, poi con l’arrivo di Vince e Fabio, che hanno confermato in pieno l’ottica musicale e il tipo di progetto che cercavamo, abbiamo deciso di dare un nuovo nome a questo progetto.
Vince: Quando sono entrato io c’erano soltanto Mak, Andre, John ed il vecchio batterista Rob, si chiamavano Jasmine Gun ed erano alla ricerca di un cantante. Ero da poco arrivato a Milano ed è stata la ventesima o trentesima band con la quale ho provato nell’arco di 3-4 mesi. Ho trovato la giusta sintonia sin dalla prima prova, una sana dose di umiltà e la voglia di crescere insieme.

Chi ha, invece, trovato il nome e perché?
Mak: Il nome l’ha tirato fuori Andre tra una cazzata e l’altra che sparava!
Andre: Modestia a parte, è un parto della mia mente malata. Cercavamo un nome che fosse tamarro ma anche indicativo del rock losangelino che ci scorre nelle vene, non ne trovavamo uno soddisfacente. L'ispirazione vera è nata leggendo per caso di una certa "Beverly Sills", da lì al gioco di parole il passo è stato breve. E abbiamo subito capito di aver trovato il nome giusto.

Ne approfitto per farvi un complimento per il logo, che trovo divertente e adattissimo alla musica proposta. Chi lo ha realizzato?

Andre: Ma parli del logo con il mirino o della tipa?

Della scritta.
Vince: La scritta “Beverly Killz” è stata realizzata da Stefano Rossi detto “Wikingo” grandissimo grafico che, basandosi su nostre indicazioni, ha creato quello che potete osservare sul nostro cd, sul nostro striscione, sul nostro sito. Invito i lettori/musicisti alla ricerca di un buon grafico di contattarlo: è veramente in gamba oltre che una bravissima persona.
Mak: L’idea del “gruviera” è stata più o meno collettiva e la grafica l’abbiamo affidata a un esterno alla band: Mr. Wikingo.

Quali sono le vostre influenze principali?
Mak: Il rock anni ’80 è il punto comune a tutti, capelloni e non. Poi ognuno di noi ha venature personali sullo stile, dal glam al metal, dallo street a sonorità e ritmi più attuali.
Andre: Pur avendo una passione comune per l'hard rock capellone anni '80 , ognuno spazia verso diversi generi e sottogeneri, e per quanto mi riguarda si va da DeGregori agli In Flames. La lista sarebbe infinita ma di base direi Guns N' Roses, Skid Row, Aerosmith, Def Leppard, AC/DC.
Fabio: Principalmente l'hard rock americano anni '80, senza disdegnare tutto ciò che è venuto prima, l'hard rock britannico anni '70 in particolare, ed il classic metal.
Vince: Ognuno ha le sue influenze. Per quanto mi riguarda ho cantato/suonato per una vita heavy metal e power metal, quindi alcune influenze Helloween, Iron Maiden, Queensryche fanno inevitabilmente parte del mio background. In campo hard rock, oltre agli imprescindibili Guns N’ Roses, ti dico Steelheart, Slaughter, Dokken, White Lion, Warrant, Danger Danger, Skid Row, TNT, Great White, primi Bon Jovi e tantissimi altri.

Un grosso pregio dei Beverly Killz è secondo me quello di aver saputo “mascherare” bene le influenze rielaborando la proposta in chiave personale...
Mak: Avendo appunto venature diverse, ogni nostro brano viene elaborato da tutti e immancabilmente gli si dà una caratteristica tutta sua.
Andre: Direi che dipende dalla faticosa democraticità con cui arrangiamo i pezzi. Ognuno contribuisce partendo da ispirazioni diverse, il che rende il brano più vario rispetto ai canoni del genere.
Fabio: E dal dito puntato stile “moralizzatore” del nostro mitico bassista verso il sottoscritto, quando propone i suoi ormai storici “stacchetti” alla Beverly Killz!
Vince: Questo è veramente un bel complimento. Diciamo pure che, nella stesura dei brani, quella che ci sembra la soluzione più immediata, orecchiabile e già sentita viene spesso scartata a favore di melodie più ricercate che richiamano certamente un genere ma mai un gruppo in particolare. Sebbene alcuni brani partano da idee ben definite, nel momento in cui proviamo insieme il pezzo, che tecnicamente dovrebbe essere già pronto, subisce tante di quelle modifiche che diventa irriconoscibile rispetto alla versione iniziale. Alla base di tale “originalità” c’è pertanto il compromesso tra le diverse influenze che ognuno di noi ha.

Il vostro primo ep si intitola Straight From Underground, un titolo che da solo presenta il gruppo. Raccontateci qualcosa sulla gestazione, la lavorazione: curiosità, aneddoti...
Mak: ‘Na tragggedia! Eheh, no dai, seriamente è stato un lavoro sbrigativo come tempo totale di registrazione, ma sicuramente è stato faticoso a livello tecnico e organizzativo. A livello tecnico le registrazioni le abbiamo fatte da soli nel garage dove proviamo, due piani sottoterra, un riferimento al titolo, e nessuno di noi è fonico; quindi già di base sono partiti smadonnamenti vari per le varie prove di registrazione. A livello organizzativo è stato un lavoro a tratti improvvisato! Praticamente quando qualcuno aveva qualche ora libera si rinchiudeva in box a registrare. Il buon Del Vecchio poi ha fatto un ottimo lavoro facendo suonare al meglio le nostre incisioni!
Andre: Eh eh... ce ne sarebbero! Tanto per cominciare il senso del titolo è proprio "letterale":non pensate che volessimo fare quelli fighi che si bullano di "venire dalla strada" ecc., dato che proviamo in un box due piani sottoterra! È in effetti il famoso "Garage 33" dove abbiamo registrato, come si legge sul cd. Come puoi immaginare il fatto di registrare in un box ha comportato non pochi problemi tecnici e acustici, il buon Del Vecchio quando gli abbiamo portato il meteriale da mixare si è messo le mani nei capelli! Per quanto riguarda le sessioni di registrazione ci terrei anche a sottolineare che quei due fighi della sezione ritmica hanno registrato tutti i brani in presa diretta contemporaneamente, ma un brano alla volta eh. Come ultima perla aggiungerei che per i cori ci siamo avvalsi dell'aiuto di due ottime cantanti e del grandissimo Ricky Azsa dei 69Dealers… praticamente una garanzia!
Vince: Il titolo Straight From Underground si presta a tanti significati. Oltre a quanto spiegato da Andre, per me rappresenta come il vero inizio della band dopo una fase di rodaggio che è stata lunga anche a causa di alcuni “incidenti” di percorso che hanno rallentato il tutto. Per me, finché una formazione non pubblica qualcosa, si trova inevitabilmente in una condizione di svantaggio perché non ha un prodotto per farsi conoscere e promuoversi, quando suona i brani dal vivo non può quasi mai avere una qualche partecipazione del pubblico che li ascolta spesso e volentieri per la prima volta, è fuori da qualsiasi giro che comporti la presentazione di un demo e, cosa più importante, non può sfruttare il preziosissimo mezzo che è internet per farsi conoscere oltre i confini locali. Se poi vogliamo parlare di quello che riguarda la fase di registrazione posso dirti che è stata veramente veloce e la maggior parte di quello che senti sul disco è stato registrato in presa diretta senza trucco o inganno. Devi sapere inoltre che nei box in cui proviamo/registriamo non ci sono bagni quindi per fare la... ehm... pipì, si sfruttano gli angoli più imboscati, ovviamente lontani dal nostro box e vicini a quelli degli altri. Visto che per cantare bisogna mantenere la gola ben “lubrificata” bevendo tanta acqua ho svuotato la vescica ben 30 volte in un giorno… ma come dice Tony Harnell: “drink a lot of water... you’ll make a lot of pee but clear pee = clear voice”. (ride)

Il packaging dell'ep è assolutamente professionale, temo però di non avere colto cosa si cela dietro l'artwork di copertina...
Mak: Volevamo una figura femminile che rappresentasse la nostra Beverly... ma con un “cognome” come Killz non potevamo metterci Heidi. O sì? (ride)
Andre: La signorina in questione è appunto Beverly, diciamo che è la nostra "Eddie". All'interno del libretto la trovi a interagire con noi.
Fabio: Esattamente! In pratica dalle foto del booklet puoi vedere che la signorina Beverly la dà a tutti, mentre al sottoscritto punta una bella pistola in fronte!
Vince: Se Slash nei Guns N' Roses disegnava locandine e flyer, avendo un chitarrista che si ispira a lui, era necessario, per entrare nella parte, che anche lui disegnasse qualcosa. (ride) Per fortuna che il nostro Mak sa disegnare, altrimenti sarebbe stata la fine. Per quanto riguarda il significato ognuno ha il suo. Essendo un amante dell’horror e di alcune tematiche esoteriche, mi piace immaginare che la tizia presente in copertina rappresenti lo spirito che dall’aldilà viene a trovarmi spesso per comunicarmi un qualche messaggio che non ho ancora del tutto decifrato.

Due brani, “Sin City” e “Baby You're On Target”, sono stati ripresi e rielaborati da un vecchio progetto di cui Vince fatto parte: i Bang Bang. Come mai avete deciso di andare a ripescare questo materiale?
Vince: Le ragioni sono molteplici. Quando con Claudio Pucci (batterista dei Bang Bang. NdR) decidemmo di lavorare su quei brani, composti originariamente e per quanto concerne la sola parte strumentale da Claudio ed Umberto Sartini, l’intenzione era quella di ri-registrare tutto, pubblicare un demo oppure un full-length ed ovviamente spaccare il culo dal vivo in ogni angolo della penisola. Nel momento in cui il progetto non è andato in porto, le linee vocali erano comunque già state riscritte insieme ai testi e ri-registrate, e non mi sembrava una buona idea accantonare tutto in un cassetto e metterci una pietra sopra come se fosse un qualcosa da dimenticare o di cui vergognarsi, considerato oltretutto il grosso lavoro di re-styling fatto anche sulla parte strumentale. Avere autori esterni in un cd o album è una cosa naturalissima e non vuol dire non avere idee. In un disco come Appetite For Destruction ci sono tanti autori esterni alla band, i primi 2 album delle Vixen sono composti da brani di Richard Marx o Jeff Paris opportunamente ri-arrangiati dalle 4 fanciulle. Alla fine è colui che continua a suonare a portare avanti anche le idee di chi ha deciso di fermarsi musicalmente oppure dedicarsi ad altro. Ritornando alla tua domanda, ripescare quei brani, rendendogli giustizia dal punto di vista della registrazione e promuoverli dal vivo rappresenta, per me, un capitolo che finalmente si chiude. Terminare un progetto lasciato a metà, per quanto mi riguarda, è liberatorio e mi permette di focalizzarmi al meglio sulle altre cose da fare ed andare avanti.
Andre: Perché erano due pezzi che spaccavano!

Che cosa non ha davvero funzionato con i Bang Bang?
Vince: Dal punto di vista musicale funzionava tutto a meraviglia. A me piacciono le idee di Claudio ed a lui piace il mio stile vocale molto hair metal. Il problema è che Claudio ha una vita veramente incasinata, fa mille progetti, musicali e non, che alla fine non riesce a gestire al 100% anche perché, spezzo una lancia a suo favore, di gente seria e con le idee chiare ce n’è poca. Un altro problema era ed è l’aspetto live: a me interessa avere una band con la quale promuovere la mia musica dal vivo quanto più possibile, mentre lui non sopporta l’idea di suonare in un pub o disco-pub. Difficile stabilire chi abbia ragione. Aspettare anni un mega concerto che magari non arriverà mai oppure “accontentarsi” di quello che passa il convento, dal punto di vista dei locali? Per me il live è liberatorio e non posso assolutamente farne a meno. Pub o stadio non c’è alcuna differenza: se sei un musicista hai il desiderio di suonare live e proporre la tua musica. Spero che un giorno Claudio si renda conto che la vita è una sola e stare a rimuginare sul passato non paga… nel momento in un ciò avverrà io sarà lieto di dargli una mano. L’emozione che ti dà il suonare dal vivo, anche un in pub, è una cosa unica che non si può barattare con nulla. È per questo che faccio musica, perché è una cosa che mi piace fare, che mi appaga e mi fa star bene.

Le restanti tre composizioni sono 100% Beverly Killz: come nasce un vostro brano?
Mak: L strade fondamentalmente sono due: o partiamo da canzoni che qualcuno ha già in cantiere e che vuole proporre oppure partiamo da zero, spesso partendo da un giro di riff o accordi improvvisati nei momenti di cazzeggio durante le prove. In entrambe i casi i pezzi vengono lavorati da tutti e prendono così la venatura Beverly Killz.
Andre: È semplice: hai presente il miracolo di S. Gennaro? Si parte da una proposta di uno di noi e si provano tutti gli arrangiamenti possibili finché io sorrido: quando il miracolo avviene vuol dire che il pezzo è pronto!
Vince: Ognuno presenta le proprie idee che possono essere semplici riff, melodie oppure brani già parzialmente sviluppati, e poi tutti insieme ci lavoriamo, spesso stravolgendo l’idea originale. Sicuramente è un percorso mooolto travagliato e, anche qualora il brano fosse già a buon punto, quando si entra nel Garage 33 accade di tutto e di più, e niente viene lavorato come se fosse una semplice cover.

Com'è la situazione live dalle vostre parti? Noto dal vostro profilo MySpace che siete abbastanza attivi...
Vince: Cerchiamo di fare del nostro meglio per promuovere la nostra musica e conquistare nuovi amici ad ogni concerto. Il fatto che ci capiti spesso di risuonare nello stesso posto è chiaramente un segnale positivo: vuol dire che nel nostro piccolo abbiamo lasciato il segno e, pian piano, ci stiamo creando un seguito.
Fabio: Purtroppo capita spesso che in molti ci sia un certo scetticismo nel presentarsi con materiale proprio. La cosa è dovuta al fatto che il pubblico è piuttosto pigro, preferisce sentire qualcosa di già conosciuto piuttosto che ascoltare una band che propone materiale proprio.

Collaborate con altre band, oppure confermate la diceria che in Italia ognuno bada a sé stesso e non scorre buon sangue fra i gruppi?
Andre: Dipende dalle situazioni, ma in generale se ce n'è la possibilità è sempre un piacere collaborare, ampliare i contatti e le possibilità di suonare in nuovi posti
Fabio: Ci sono tanti gruppi molto collaborativi con cui condividere una serata è sempre un piacere, altri invece che purtroppo in virtù di non si sa cosa si cedono arrivati, non accettano di suonare con altre band e spacciano come loro “manager” il classico amico beone che ogni band ha.
Vince: Tocchi un tasto dolente. Apparentemente siamo tutti amiconi ma nella realtà ogni band coltiva solo i propri interessi e preferisce spendere due parole per screditare un gruppo anziché spenderne una per parlare invece bene di una band che piace. Questa è la realtà, inutile dire il contrario. L’invidia è un sentimento umano ed è normale che magari una band, da anni presente nella scena italiana, possa essere quasi infastidita da una nuova formazione che gli fa concorrenza, se così possiamo dire. Il mio è un discorso generale e ti dirò di più: non voglio passare per il predicatore che giudica gli altri senza parlare di sé stesso, quindi ti dico che anch’io ho provato invidia per quelli più bravi, ma finché avevo 19-20 anni. Poi ho capito che, quello bravo che mi faceva rosicare, mi era più utile rispetto all’amico sfigato con il quale consolarsi a vicenda facendosi inutili complimenti reciproci e gettando, ovviamente merda su quelli bravi. Alla fine quando un bravo musicista o cantante si esibisce, per me è solo un tuo vantaggio perché hai l’opportunità di carpire i suoi segreti, di imparare le sue tecniche, il modo in cui sta sul palco, come si relaziona con il pubblico, che strumentazione utilizza e come la utilizzava.

Che cosa ci manca per avere una scena underground più unita, credibile, secondo voi? Cultura musicale rock, padronanza della lingua inglese, look più curati...
Fabio: Sono tutti e tre elementi fondamentali, che spesso vengono curati gran poco. La cultura musicale è piuttosto scarsetta in Italia, soprattutto in ambito rock, si conoscono giusto grandi nomi e, ritornando al discorso di prima, c'è poca voglia di scoprire ed ascoltare qualcosa di nuovo. C'è grande pigrizia a muoversi e spostarsi per i concerti, l'inglese spesso è un optional ed per quanto riguarda il look, beh... spesso le band tendono a copiare troppo i loro idoli o a creare ibridi piuttosto discutibili, senza ricercare un qualcosa di personale che le contraddistingua.
Vince: Le band italiane non hanno, dal punto di vista tecnico e compositivo, nulla da invidiare alle formazioni americane o svedesi. Quello che manca, lo dico sempre, è un impegno congiunto da parte dei locali e club rock italiani, di dare sempre più spazio a chi deve promuovere un proprio disco rispetto a chi tributa Vasco, Ligabue, Guns N’Roses. Non parlo di mandare in rovina i gestori imponendo loro cachet esosi anche quando i locali sono semi-deserti. Parlo di dare uno spazio riservato alle band che suonano inediti, magari un giorno fisso alla settimana. Sono sicuro che, muovendosi in questa direzione, la mentalità del pubblico italiano cambierebbe. Qualche locale si sta già adottando tale politica ma serve un impegno maggiore ed in tutto il nostro Paese.

Avete autoprodotto un ep in maniera professionale, seguirete ancora questa strada in futuro? Credete che una band nel 2010, con una finestra aperta sul mondo come internet, abbia ancora bisogno di un'etichetta alle spalle oppure possa anche cavarsela da sola?
Fabio: Un’etichetta può dare una grossa mano, soprattutto per quello che riguarda la promozione e la distribuzione. Vedremo il da farsi, sicuramente il full-lenght ci piacerebbe farlo veramente come Dio comanda.
Andre: Purtroppo il rovescio della medaglia di internet è che siamo inondati da una marea di gruppi di ogni genere e livello con il risultato che tutta questa offerta è come non avere offerta. Emergere da questo oceano è possibile solo tramite la "fama" che si fa sul palco e la promozione che purtroppo solo un etichetta può fornire.
Vince: Dal punto di vista della registrazione, sono fermamente convinto che, salvo grandi produzioni, alcune fasi possono essere gestite internamente, dotandosi di una buona strumentazione, con notevole vantaggio in termini di tempo e denaro. Più che un’etichetta alle spalle diciamo che, quando una band comincia a diventare importante ci sono tantissimi aspetti organizzativi da gestire e, fare tutto da soli diventa praticamente impossibile.

Durante i vostri live non manca mai il buon Aldo Di Pinto: come lo avete conosciuto e come siete riusciti a fare breccia nel cuore del più grande giornalista hard rock & heavy italiano?
Mak: Ho modo di credere che Fabio c’abbia fatto sesso da sbronzo... per questo ci segue sempre!
Fabio: La leggenda narra che questo simpatico omino giallo, gran guru del giornalismo musicale italiano, sia capitato ad un nostro concerto e che si sia lanciato sopra la mia batteria non appena ha sentito le prime note di “Baby You’re On Target”. La realtà è che circa un anno fa stavo pensando all’ennessima buffonata da fare on stage e, essendo che suonavamo la sera di carnevale, ho deciso di portare con me questo simpatico pupazzo che possiedo da circa dieci anni, e posizionarlo sulla batteria. A fine concerto un tizio inglese fermò me e Vince che giravamo per il locale con questo pupazzo e ci chiese “Who’s that guy?” indicando il pupazzo. Memori della leggenda di questo fantomatico giornalista di cui tutti parlano ma che nessuno ha mai visto ci venne spontaneo rispondere “Aldo Di Pinto!”. E da quel giorno non ha mai abbandonato la mia grancassa!

Le conoscenze sono sempre importanti, ma basterà Di Pinto a portarvi sul palcoscenico del mitico Teatro di Donna Olimpia?
Fabio: Mah, qua si parla di un vero e proprio tempio per gli amanti dell’hair metal, altro che il Roxy o il Whiskey a Go Go di Los Angeles... speriamo che il buon Aldo metta una buona parola con il parroco di Donna Olimpia!
Vince: Stiamo lottando con tutti i mezzi, leciti e non, per realizzare tale sogno e consacrarci nel firmamento del rock. Suonare a Donna Olimpia sarà come suonare al Roxy del Sunset nel 1986.
Dopo Donna Olimpia, l’unico passo avanti può essere solo San Siro.

Visto che probabilmente vi toccherà accontentarvi dei semplici locali, torniamo seri e aggiornateci sulle vostre prossime attività live...
Fabio: L’ultima settimana di Febbraio saremo per tre giorni con gli ottimi WakeUpCall ( Venerdi 26 al Blue Rose di Bresso, Milano, Sabato 27 alle Streghe di Padova, con il mitico Kelly dei Crackhouse alla console dopo lo show, e Domenica 28 al Rock n’ Roll di Rho). Tra Febbraio, Marzo ed Aprile romperemo un po’ le balle tra Bergamo e Milano, sempre ad Aprile faremo una data a Roma nuovamente con gli WakeUpCall, e se tutto va bene a Giugno faremo da spalla agli ottimi Sex Slaves di New York. Visto che comunque ho una memoria scandalosa ed avrò sicuramente dimenticato qualcosa, tenete d’occhio il nostro myspace www.myspace.com/beverlykillz90210
Vince: E non dimentichiamo il 28 marzo insieme al mitico Jonna ed i suoi Loud Shooters al Planet50 a Milano. Venite a vederci, vi assicuro che dal vivo spacchiamo!

Tre buoni motivi per venire ad un vostro concerto, e tre per acquistare il vostro ep?
Mak: Perché venire ai nostri live? Per godervi del genuino Rock inalterato da leggi di mercato, per capire perché voi vorrete tornare ai nostri live e per convincervi a comprare il nostro ep!
Perché comprare il nostro ep? Per imparare i nostri pezzi e poi cantarli a squarciagola durante i live, perché se prendi un cd magari ti vien voglia di prendere anche la maglietta.... e per darci una mano a pagare l’affitto del nostro garage!
Fabio: Per i concerti beh…siamo belli, simpatici, e i due della sezione ritmica sono liberi quindi ben disposti nei confronti delle groupies! Per comprare l'ep... vediamo... sono brani in cui abbiamo messo molta passione, siamo a bolletta sparata, Johnny deve pagarsi il trapianto di capelli!
Vince: L’ho detto prima: dal vivo spacchiamo. Altri 2 motivi: perché abbiamo inventato lo “stacco” alla Beverly Killz e perché siamo raccomandati da Aldo Di Pinto. Per quanto riguarda invece l’epconsiglio l’acquisto per 3 semplici motivi:
1. non siamo la classica hard rock band influenzata dai Guns N' Roses oppure dai gruppi punk-rock svedesi dell’ultimo decennio. Basta ascoltare i sample presenti sul MySpace per rendersi conto che, musicalmente, la nostra proposta è, sebbene non originale in senso assoluto, piuttosto ricercata in termini di melodia e sound generale rispetto a quello che è in voga ultimamente;
2. avrete la possibilità di scoprire da soli cos’è lo “stacco” alla Beverly Killz;
3. se dovessimo mai fare il botto avreste un pezzo da collezione nella vostra discografia.


Ok, spero per voi che siate riusciti a convincere i nostri lettori. Altro da aggiungere?
Mak: Uh yeah!
Fabio: Ringraziamo voi per lo spazio che ci avete offerto, invitiamo tutti i lettori di Roxx Zone a darci almeno una chance e vi facciamo i complimenti per l'ottimo lavoro svolto sino ad ora!
Andre: Volevo salutare i nostri fan e in particolare un ragazzo che mi ha scritto dicendo di ispirarsi al mio stile, si chiama Billy Sheehan.
Vince: Venite a vederci dal vivo. Saremo presto dalle vostre parti. C-YA Ecniv




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