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BEVERLY KILLZ 2

Interviews

BEVERLY KILLZ - Andrea, Fabio, Mak, Vince

Intervista a cura di Stefano Gottardi

I milanesi Beverly Killz quasi al completo ci raccontano tutto, ma proprio tutto, riguardo al loro primissimo full length Gasoline & Broken Hearts, fresco di pubblicazione per l'americana Perris Records.

Ciao ragazzi, grazie in anticipo per il vostro tempo. A tre anni di distanza da Straight From Underground è arrivato il primo full-length album, Gasoline & Broken Hearts, innanzitutto perché questo titolo?

Andrea: Ciao a voi! Sì,finalmente è arrivato. Be', il titolo vuole semplicemente sintetizzare le tematiche che ispirano l'album, o sarebbe meglio dire le due "anime" dei Beverly Killz: quella stradaiola bastarda e quella più romantica e introspettiva.

Trovo l'artwork molto diretto e adatto a ciò che ascolto nel disco, tuttavia sta a voi spiegare il messaggio che vuole comunicare...
Andrea: Da subito avevamo deciso che la copertina doveva essere semplice e con un certo impatto visivo; il disegno è la rappresentazione grafica del titolo stesso: un cuore spezzato e avvolto nelle fiamme. La benzina la devi immaginare con un piccolo sforzo.
Mak: La copertina proviene da un’idea di Andrea, che l’ha anche realizzata. La nostra Beverly all’interno del libretto invece l’abbiamo tenuta per coerenza da Straight From Underground, che ne è la copertina, dato che parte dei brani sono gli stessi... e poi così possiamo tener ancora valide le magliette di SFU con la nostra Beverly stampata sopra! Eheh, siamo degli squattrinati (ride)... ma tranquilli che arriveranno anche quelle nuove!

Vi siete mossi in maniera piuttosto professionale, affidando missaggio e mastering a Dennis Ward: il risultato è a dir poco sorprendente. Come mai avete deciso di rivolgervi proprio a lui e che tipo di esperienza è stata?
Andrea: Lavorare con un vero e proprio guru è sicuramente molto interessante ed esaltante. Per il mix in realtà abbiamo scomodato diversi grossi nomi - che non faremo perché siamo dei signori - dato che siamo molto pignoli sull'aspetto produttivo. Grazie a internet non è affatto impossibile raggiungere certi produttori importanti. Abbiamo fatto mixare a tutti un brano per capire chi lo interpretava nel modo a noi più congeniale e Dennis è stato quello che ci ha convinti di più. Gli abbiamo spedito le tracce e il lavoro è stato fatto a distanza, con continui input da parte nostra. Alla fine lo abbiamo sfinito, poveretto! Comunque si è dimostrato molto paziente e disponibile e anche prodigo di consigli.
Mak: Magari avessimo avuto modo di andare fisicamente da lui, sarebbe stata un’ottima occasione per vedere un professionista al lavoro! Diciamo che tra i mix prova in gioco il suo era quello una spanna sopra a tutti! E poi anche come persona è stato uno dei più disponibili.

Avete suonato anche all'estero, che tipo di esperienza è stata? Che differenze avete notato fra il gestore italiano e quello straniero e fra il pubblico?
Andrea: Sì abbiamo partecipato al GlamFest che si è tenuto a Marsiglia, figata! Diciamo che l'abbiamo presa più come una gita, approfittandone per fare i minchioni oltre che suonare. Però siamo rimasti molto colpiti dalla disponibilità e la competenza degli organizzatori oltre che dal pubblico, interessato e partecipe. Da noi troppo spesso - e le "colpe" vanno divise tra locali, band, pubblico e orgazzatori - si finisce per fare live che non soddisfano nessuna delle parti coinvolte. Ah, un'ultima cosa sulla situazione italiana: anche dopo tanti anni di militanza non finiamo mai di stupirci di quanti
cazzari girino nel nostro ambiente. Basta.
Fabio: La cosa che mi ha più colpito è stato l'interesse del pubblico. Troppe volte qua in Italia in occasione di festival o di concerti con più band vediamo la gente interessarsi solo a quella principale, passando il resto del tempo fuori dal locale a fumare o fare di tutto tranne che ascoltare anche le altre band. Molto bello è stato anche il clima instauratosi con i gruppi del luogo: niente protagonismi, niente atteggiamenti da rockstar e niente prime donne.
Mak: C’è una differenza abbastanza notevole in tutto. Dal pubblico, che risponde meglio ai brani inediti che alle cover e quindi sono anche più interessati alle novità anche se pur underground, ai gestori per la maggior disponibilità e organizzazione! La lista e l’esperienza fatta sarebbe troppo lunga da raccontare. Non si può altro che dire che è stata un'ottima esperienza!
Vince: È brutto da dire ma, quando mi capita di andare in qualche locale rock sembra come se la maggior parte dei ragazzi presenti pensino di essere loro l’attrazione principale della serata al posto della band che si esibisce. Vorrei raccontarti un episodio che vale più di 1.000 esempi. Durante una data di Stevie Rachelle e Shameless in Italia, alla quale ero naturalmente presente in compagnia di Fabio ed altri 100 inutili poser, piazzai una telecamera accanto al mixer per filmare l’esibizione. Quando ho rivisto la registrazione non riuscivo a credere ai miei occhi. È stato veramente triste vedere un tizio di oltre 30 anni, superconciatissimo, con il suo solito cocktail in mano esibito tutta la sera con fare da rockstar, nascosto dietro una colonna e con tasso di partecipazione attiva pari allo zero, subito dopo scatenarsi in pista quando è partito il dj set, con tanto di mosse degne del miglior Olly dei Reckless Love... non me ne voglia il tizio in questione ma un giorno penso di pubblicare tale filmato. Anzi, credo di fargli anche un favore! (ride)

Qualche aneddoto divertente da raccontare successo durante l'esperienza francese?
Mak: Perché raccontare, abbiamo fatto un po’ di video con i cellulari. Il risultato montato è disponibile sulla nostra pagina di YouTube! Sono 3 video: andate a dare un occhio e fatevi due risate!
Andrea: Chi è proprio curioso può andarsi a guardare "Beverly Killz hits France" sul nostro canale YouTube! Diciamo che aggirarsi in compagnia del nostro press agent Aldo DiPinto al Festival di Cannes ha prodotto diverse situazioni comiche.

A proposito, come sta il Maestro Aldo Di Pinto? Voi che siete in grande confidenza, che cosa dice riguardo alla scena ultimamente?
Fabio: Aldo è in gran forma e come al solito cucca molto più di noi cinque messi assieme! Riguardo alla scena è sempre molto critico, ritiene che i musicisti non vadano più dai parrucchieri di una volta e che dicano troppo poco spesso "Oh Yeah!" e "Baby" nei loro brani!

Aldo Di Pinto è un personaggio di fantasia, un giornalista hair metal (della testata Hard Rock & Heavy) spiccatamente old school, che odia il modernismo e le rock band che non portano i capelli lunghi. È la mascotte dei Beverly Killz e li segue in ogni concerto, seduto sulla batteria. NdR.


Incorreggibile Di Pinto! Tornando seri, avete fatto da support band a qualche artista straniero, qualche storiella? Ai lettori il gossip piace sempre..
Andrea: Eh, ci sarebbero racconti piccanti ma non sono sicuro che i protagonisti apprezzerebbero. Tra le cose che si possono raccontare io amo ricordare la scena di Fabio che incontra Adam Bomb e gli fa notare, esaltatissimo, che indossa la sua maglietta autografata. Adam per tutta risposta gli fa: "ok, have you got some weed?".

Avete firmato con l'americana Perris Records, segnale evidente che il lavoro è stato curato anche sotto l'aspetto lirico/grammaticale e della pronuncia. Pensate che questo sia il principale limite dei gruppi italiani che cantano in inglese?

Andrea: Mah, senz'altro un inglese del tutto improvvisato, o peggio inventato, ti taglia le gambe appena metti il naso fuori dall'Italia. Quindi un inglese decente è proprio il minimo se si spera di "espatriare". Poi però i limiti delle band italiane possono essere tanti, anche per noi, che non siamo certo "arrivati". La produzione per esempio. È veramente difficile trovare gente competente sull'hard rock in Italia. Siamo pieni di ottimi ingegneri del suono e produttori, ma pochi hanno esperienza in questo genere. E i risultati poi si sentono.
Mak: Su quest’argomento mi sono fatto qualche domanda. Ho un parente che ha lasciato l’Italia in giovane età e vive ormai da più di 40 anni in Canada dov’è tutt’ora. Per lavoro ha viaggiato molto e si è spostato anche negli States. In un’occasione abbiamo affrontato un discorso sulla pronuncia e sui modi di dire che variano da posto a posto. Da qui la mia perplessità. Già solo in Italia abbiamo cadenze e modi di dire diversi a distanza di pochi chilometri, tra una regione e l’altra; uno straniero che canta in italiano dovrebbe usare un italiano corretto, didattico o se ne è capace al massimo può mantenere una sola di queste “varianti” per avere credibilità. Tralasciando l’accento, se canta un po’ con espressioni napoletane, un po’ siciliane, un po’ milanesi e un po’ venete scoppio a ridere! Lo stesso discorso me lo faccio per un americano che sente uno straniero cantare che, magari per fare il figo, ci butta dentro modi di dire particolari presi a mo’ di copia e incolla. Tutto questo tralasciando il discorso grammaticale, dove in alcuni casi ci si può anche appellare alla “licenza poetica”, o all’errore di pronuncia; parlo principalmente di espressioni, di slang. Credo sicuramente sia molto importante avere un’ottima conoscenza della lingua e altrettanto importante credo sia evitare di “strafare” per impressionare l’ascoltatore con espressioni particolari delle quali non si è del tutto certi. Nel dubbio meglio una frase semplice con il rischio di risultare scolastici piuttosto che un mix di slang non appropriati.

Di cosa parlano i testi delle canzoni e quali, a vostro avviso, rappresentano meglio l'essenza del disco?
Andrea: Mmmm prevalentemente di donne. (ride) C'è quella che ti lascia, quella che ti attizza, quella che ti fa innamorare, quella che ti fa incazzare, quella che finisce male. O forse è meglio dire che i testi parlano di vita vissuta, e spesso utilizziamo
a' femmena come escamotage per dire quello che vogliamo.
Vince: Vedo attorno a me tanta insicurezza, tanta paura. La gente ha timore di esporsi, di dire la propria, di alzare la voce quando serve, di piangere se è triste, di abbracciare un amico in un momento di gioia. I testi scritti da me parlano del punto di vista di un ragazzo che è forse cresciuto troppo negli ultimi 10 anni e la cui unica  colpa è quella di essere troppo curioso in un mondo nel quale non c’è spazio per chi si rifiuta, con tutte le proprie forze, di omologarsi e diventare un numero. La paura di cui parlavo prima è quella di scoprire che le dinamiche che regolano il nostro vivere siano l’opposto di quelle che vorrebbero indottrinarci e la cosa per me più dura è affrontare certi contesti dove pregiudizi e sudditanza a tutti i livelli la fanno da padrone. Quando il mio tasso di sopportazione supera il limite preferisco allontanarmi dal gregge e disintossicarmi per qualche ora o qualche giorno. Se dovessi consigliarti i testi maggiormente significativi, ti direi “Never Back Down”, “Riding Alone” e “For Love”.

Come mai avete scelto di fare una cover rock di “What Is Love” di Haddaway?
Mak: Avevamo tante idee in canna ma volevamo qualcosa totalmente fuori dal coro e.. taaaac!
Andrea: Ci piaceva l'idea di fare qualcosa di veramente "strano". Sarebbe stato facile fare una bella cover dei Guns, ma sinceramente non ci avrei visto niente di interessante: un brano hard rock fatto da una band hard rock. Abbiamo preferito qualcosa che potesse sorprendere e divertire. Oltretutto non ci risulta che sia stato coverizzato prima anche se, lo sappiamo benissimo, tutti voi almeno una volta l'avete ballata in qualche lurida discoteca estiva, completamente marci!

Avete girato un video per "Never Back Down", ce ne sono altri in programma?
Andrea: Certo, ogni brano dell'album avrà un video. Ok, scherzavo. In realtà stiamo buttando giù qualche idea per eventuali altri video; il problema purtroppo è il budget. Abbiamo idee pazzesche che però se realizzate in economia rischiano di sembrare trash. Perciò alla voce video segna un "forse".
Mak: Mi auguro di sì ma probabilmente non nell’immediato. Potremmo anche far uscire un altro video a breve ma difficilmente avrebbe un risultato soddisfacente per noi in primis. Non vogliamo qualcosa fatto tanto per fare, quindi per ora stiamo giusto buttando giù un po’ di idee che dovremo poi selezionare e valutare se realmente realizzabili proprio come noi le immaginiamo. Ho notato che anche nomi abbastanza noti e di vari generi musicali hanno abbassato un po’ il tiro delle loro produzioni. E se lo fanno loro, immaginatevi noi! Non vogliamo fare il passo più lungo della gamba.

Gasoline & Broken Hearts si rifà in qualche modo all'hard rock americano degli anni '80, a cui siete senza dubbio legati. La mia esperienza mi dice che molte band, dopo una partenza di questo tipo, hanno dato una sterzata stilistica con il secondo album. Dai Beverly Killz dobbiamo aspettarci un successore più maturo oppure continuerete a seguire questo tipo di filosofia, molto rock'n'roll?
Andrea: Sai, la cosa bella dei BK è che suoniamo proprio quello che ci viene.
Nessuno si è messo a tavolino dicendo "adesso facciamo 11 brani hard rock", è tutto molto spontaneo. E lo stesso capiterà in futuro. Le nostre radici sono quelle ed è difficile che dalle nostre mani escano cose troppo strane. Certo che se per assurdo tirassimo fuori un brano progressive che conVince tutti e cinque e ci piace da morire non esiteremmo a portarlo avanti.
Mak: Personalmente sono abbastanza aperto a sperimentare. Già in Gasoline comunque spaziamo alquanto nello stile dei brani, da ritmiche più “new” tipo "In Sorrow" a rappate tipo "Dark Lady". Quello che aiuta a tenere unito il tutto in un unico contesto è il suono degli strumenti che per scelta abbiamo optato di mantenere molto simili su tutti i brani. Comunque qualsiasi suono o stile esca da noi in futuro si sentirebbe immancabilmente una base rock ’80!
Vince: Personalmente ho nel cassetto tantissimi brani che vorrei sviluppare con tutta la band nei prossimi mesi, alcuni composti di recente, altri vecchissimi. Spesso i gruppi, come strategia commerciale, pubblicizzano il nuovo album come un’evoluzione stilistica ma non è il mio caso. Non ha senso nel 2012 suonare più distorto o cantare ancora più in scream. È stato inventato tutto ed andrà avanti soltanto chi scriverà i pezzi migliori, a prescindere dal genere. La mia unica ossessione è scrivere brani che arrivino al cuore della gente, diretti e potenti e dare sempre più spazio alle esperienze di vita. Devo dire, però, che non è per niente facile, emotivamente, raccontare la propria vita. Io dico sempre che se vuoi essere credibile, nel mondo musicale, devi avere il coraggio di parlare di te, metterti a nudo ed avere qualcosa di veramente interessante da raccontare. Nessuno ha bisogno dell’ennesimo brano che parli di quanto è bello sbronzarsi e fare baldoria. A volta sembra come se i temi standard dei brani hard rock siano fermi agli anni ’80 e nulla fosse accaduto, nel contesto sociale, negli ultimi 30 anni. Naturalmente non è così. Il mondo è cambiato, le tecnologie sono cambiate, il nostro modo di ragionare e relazionarci con il prossimo è cambiato. Bisogna partire da qui ed avere anche il coraggio di raccontare cosa vuol dire avere 20 o 30 anni oggi. È tempo di nuovi eroi.

Vince, nei ringraziamenti del cd ci sono anche i tuoi colleghi di lavoro e i tuoi genitori: i primi che sanno bene della tua seconda vita da rockstar, i secondi che la ignorano: ce lo spieghi meglio?

Vince: Il mondo del lavoro, oggi, è un bel casino. Chi, come me, coltiva una passione come suonare in una rock band deve scontrarsi ogni giorno con mille ostacoli, in primis il datore di lavoro che inspiegabilmente è sempre sull’orlo del dissesto finanziario quando tu non puoi trattenerti in ufficio, oltre il regolare orario di lavoro, per andare ad un concerto. Nel 2012, purtroppo, l’abito fa ancora il monaco quindi, per non essere valutato male dai capi soprattutto nell’ambiente finanziario, con i pregiudizi tipici che si hanno nei confronti di un rocker capellone, sono costretto, mio malgrado, ad indossare una maschera. Ogni giorno. Solo una cerchia ristretta di fidati colleghi conosce la “seconda vita”. All’inizio è dura ma dopo un po’ ci fai l’abitudine. È sorprendente come l’uomo riesca ad adattarsi a tutto. Quanto ai genitori il discorso è ancora più complesso. Ho vissuto i primi 25 anni della mia vita in un paesino del sud Italia e sin da piccolo ho detto
no a chiunque volesse inculcarmi cosa dire, cosa fare, cosa pensare. Il rock era ed è ancora visto, in determinate realtà, come l’anticamera del degrado, della tossicodipendenza e della dissolutezza morale quindi questa mia passione, scoperta in giovanissima età subito dopo aver iniziato le prime lezioni di pianoforte, non è stata mai vista come una cosa pulita, come in effetti è. Quando il fare rock è passato dallo strimpellare qualche brano dei Guns N’ Roses alle feste ed assemblee d’istituto al creare una vera e propria band di capelloni, sono iniziati i problemi. Da allora ho portato avanti questa passione come una doppia vita con frequenti spostamenti che diventavano l’unico espediente per respirare quando l’atmosfera è diventata troppo opprimente e non era più possibile nascondere i vari impegni che una band comporta. Devo dire che non tutti i timori e pregiudizi erano infondati e con gli anni ho parzialmente compreso il loro atteggiamento protettivo. Essere un rocker, 20 anni fa, voleva dire esserlo fino in fondo e ad ogni costo quindi, era inevitabile che le compagnie e le band fossero composte,  almeno per la metà, da disadattati cronici che si drogavano ed ubriacavano regolarmente. E non parlo certamente di farsi solo qualche canna. È probabile che adesso sappiano quello che faccio e lo vivano magari con più tranquillità visto che non sono certamente il ragazzo che ero da teenager. È un argomento di cui non parliamo mai quando ci vediamo, un po’ come i porno-attori. I genitori sanno ma a tavola è un argomento tabù.

Quali sono le migliori rock band contemporanee, a vostro avviso? Parlo di underground naturalmente...

Fabio: In Italia negli ultimi anni ho apprezzato molte band. Al di là dei nomi storici che girano da anni come Lester, Fuoriuso, Cathouse, Jolly Power, etc, mi sono piaciuti tantissimo l'album degli Upperclass Bastards, quello degli Skull Daze, quello dei Gotto Esplosivo ed aspetto con ansia che i The Guestz si decidano a dare un seguito all'ep di qualche anno fa. A livello internazionale sicuramente uno degli album che più ho ascoltato ultimamente è il nuovo degli H.e.a.t.

Prossimi appuntamenti in programma?
Fabio: A breve suoneremo di spalla agli Atroci al "The Theater" di Rozzano (MI) e poi stiamo pianificando un bel po' di date in modo di venire a rompervi le scatole in più posti possibili, quindi tenete d'occhio il nostro sito www.beverlykillz.com, aggiungeteci su Facebook e su Twitter, venite a vederci e comprateci il disco che siamo sommersi dai debiti ed inseguiti dagli strozzini!

Siamo ai saluti di rito, a voi la parola...
Vince: Lasciate stare i tributi ed andate a sentirvi le band che fanno musica inedita ed il cui stile è di vostro gradimento. Imparate a conoscere le band, i loro componenti e la loro storia, da dove vengono, cosa fanno e di cosa parlano. Imparerete così a distinguere le band che suonano per moda da quelle che hanno veramente qualcosa da dire. E magari potreste ancora scoprire che la band di amici che suona sotto casa parla di qualcosa che avete vissuto anche voi e nel quale potete rispecchiarvi sicuramente di più rispetto ai testi cantati da inutili tributi che parlano di storie vissute in epoche, tempi e luoghi lontanissimi e che non ci appartengono.




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