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SAINTS TRADE - A Matter Of Dreams

Reviews

SAINTS TRADE
A Matter Of Dreams

(M&P Production)

2012

Diciamoci la verità: l'hard rock anni '80 è perlopiù una questione di immagine. Certo, in quel periodo dorato sono uscite una miriade di grandi band e molti dischi sono passati alla storia, ma riuscireste ad immaginare una “Welcome To The Jungle” oppure una “Talk Dirty To Me” cantata da quattro sfigati con gli occhiali da nerd e il maglione a quadri? Certo che no. Il look ha avuto un ruolo fondamentale nel successo dell'hair metal e non solo. Ecco perché, guardando la copertina di questo mini-cd, ti aspetteresti di trovarti di fronte a quattro marcantoni palestrati, coi capelli cotonati e il look curato da Zandra Rhodes. E invece no, i Saints Trade sono due ragazzotti che nella migliore delle ipotesi potresti pensare di incontrare alla tavola calda all'angolo della strada a mangiare hot dog e bere birra, e una signorina che sembra appena tornata da un concerto dei Mötley Crüe dietro le pelli. Be', sono onesto, a vedere la foto sul retro del cd mi è quasi passata la voglia di ascoltarlo, ma per fortuna la mia etica professionale ha avuto la meglio, perché quanto contenuto su questo dischetto ribalta in pieno la mia tesi iniziale. Di sicuro nell'immaginario del fan medio i personaggi alla Steven Tyler o alla Bret Michaels sono quelli che immediatamente vengono associati a questo tipo di sonorità, ma quando la qualità media è buona si può anche chiudere un occhio. Certamente influenzati da molteplici generi musicali, dall'hard 70iano, al glam, passando per l'aor, i Saints Trade mettono sul piatto della bilancia cinque canzoni di infuocato hard rock, condite da una buona perizia tecnica, parecchia attitudine, melodia a profusione e quei ritornelli vincenti a cui un lavoro di questo tipo non può rinunciare. Forse un pizzico di grinta in più avrebbe rafforzato la resa finale, comunque di pregevole caratura, grazie anche ad un'eccellente produzione curata dall'ineffabile Roberto Priori (anche se manca un po' di quella spontaneità e calore tipici del genere). Il livello qualitativo costantemente alto, frutto di un songwriting sapiente e ispirato, rende l'ascolto piacevole anche dopo diversi passaggi. Difficile trovare la killer song in un contesto comunque piuttosto elevato, forse a spiccare è la simpatica “Bed Business”, con tanto di falsetto che ricorda la goliardia dei tedeschi Helter Skelter. Un buon inizio in attesa sdi un full-length che ci auguriamo non tardi troppo ad arrivare. E alla fin fine... 'fanculo ai cotonati!

Stefano Gottardi

Track List:

1. Never/Ever
2. Bed Business
3. City Of Angels
4. Face In The Mirror
5. Venus On The Run




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