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HELLCITY PUNKS - 2159: The Rise And Fall Of The Underground

Reviews

HELLCITY PUNKS
2159: The Rise And Fall Of The Underground

(Autoprodotto)

2013




C'era una volta una band finalndese di nome Hellcity Punks ed il loro debutto, l'ep di 5 pezzi Result In Desaster, era un buon incrocio fra Hardcore Superstar e Private Line. Be'... una volta... in realtà era il 2008, sono passati solo cinque anni ma in questa società moderna che va sempre di fretta e tende a dimenticare con ancor maggiore rapidità, è un periodo piuttosto lungo da lasciar intercorrere tra un album e l'altro. Comunque il gruppo, dopo qualche assestamento di formazione, adesso ha gli occhi puntati al 2159, subito dopo la fine della Quarta Guerra Mondiale: la città nota come Hellcity è in mano ad un'organizzazione chiamata D.A.R.K. e guidata da uno strambo individuo conosciuto come “The Priest”. Spetterà alla giovane Angelina ed ai suoi seguaci della cricca denominata “The Underground” lottare per liberarla e riportare la pace sulla Terra. Ok, come avrete intuito forse già dal titolo questo disco è un concept. Musicalmente i nostri eroi hanno inserito qualche elemento riconducibile più all'ultimo album dei Black Veil Brides (guarda caso un concept con una storia vagamente simile a questa) che a quello di Jocke Berg & Co., abbandonando le tematiche “sex drugs and rock 'n' roll” dell'esordio, ma senza voltare del tutto le spalle al sound; la matrice, infatti, è sempre punk rock/sleaze. Il risultato, seppur non originalissimo, lo è più di buona parte del materiale proveniente dalla Scandinavia negli ultimi tempi, il che non è poco. I testi, che la band comunque ha sempre curato in maniera particolare, si ispirano in parte ad una nota pellicola, Sin City, ed in parte ai fatti di cronaca che ogni giorno caratterizzano i notiziari, ovviamente adattati alla storia del concept. Una caratteristica che il combo finnico ha mantenuto è la melodia: è infatti facilissimo, già dopo pochi ascolti, ritrovarsi in testa i ritornelli di canzoni come “H/E/L/L (The Underground)”, “Angelina Cries”, “Danger On The Radio”, “If I Let It Go”, “Gladiator”, “Destructo” e “Sons Of Mercury” e bisogna anche riconoscere che il livello qualitativo è costante per tutta la durata del cd. Probabilmente la più grossa pecca di un progetto così ambizioso è la produzione: nonostante il lavoro di Ilkka Wirtanen (famoso per il suo operato dietro la consolle dei Reckless Love) sia più che accettabile, la natura stessa del disco, che è un'autoproduzione, non può di certo far pensare ad una mega-produzione come quella dei sopraccitati Black Veil Brides. E in qualche passaggio la sensazione di “vorrei ma non posso” emerge chiaramente. In definitiva però, considerando i mezzi a disposizione, questo 2159: The Rise And Fall Of The Underground è un ottimo album, quantomeno a livello di songwriting non ha nulla da invidiare alle band più famose, anzi...

Stefano Gottardi

Track List:

1. Prelude To The End Of The World
2. H/E/L/L (The Underground)
3. Angelina Cries
4. If I Let It Go
5. Gladiator
6. Danger On The Radio
7. Sunday Saints
8. Love Like Hell
9. Destructo
10. Sons Of Mercury
11. The Last Night




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