Come sono
lontani i tempi in cui una famosa rivista di musica - oggi purtroppo passata a
miglior vita - dava modo anche a noi italiani di scoprire un’interessantissima
band finlandese di nome 69 Eyes. Lo stupendo Savage Garden, lo sperimentale Wrap
Your Troubles In Dreams, persino l’acerbo Bump N’ Grind, meritavano allo stesso
modo ripetuti ascolti ed elogi a profusione; la fatica per recuperare le copie
originali dei cd in questione, valeva quanto il vanto di far conoscere agli
amici un gruppo che continuava a dare soddisfazioni anche con il complicato
Wasting The Dawn, datato 1999. Purtroppo la decisione di abbracciare la
filosofia love metal che, soprattutto grazie all’esplosione dei conterranei HIM,
andava affermandosi in Europa in quel periodo, ha riservato ai vecchi fan ben
più di un boccone amaro da inghiottire. Dopo l’abbuffata gothic rock fatta con
il discreto Blessed Be e lo scialbo Paris Kills, Jirky e soci hanno leggermente
rialzato il tiro con il precedente Devils, che, pur senza prendere le distanze
dalle atmosfere cupe e decadenti che caratterizzavano gli ultimi lavori,
fortunatamente andava a recuperare un po’ di quello spirito rock’n’roll degli
esordi. Angels, sin dalla copertina dove il vocalist è sostituito da una
bellezza bionda, sembra l’ideale prosecuzione del suo predecessore, anzi, a
volerla dire tutta, sembra quasi lo stesso disco; fra idee riciclate, testi
zeppi dei soliti clichè, e melodie trite e ritrite, emergono soltanto pochi
spunti degni di considerazione (“Never Say Die”, “Perfect Skin”, “Frankenhooker”).
Addirittura “Angels” e “Devils” sembrano quasi la stessa canzone con testo
differente e poche, impercettibili, modifiche.“Baby,
I am a rocker, a goddamn rocker” canta un Jirky sempre più lontano parente di
quello con le All Star ai piedi e le camiciole fiorate visto ad inizio carriera.
Chiamateci nostalgici, ma questo (ormai non tanto più) nuovo corso degli
Hellsinki Vampires proprio non riusciamo a digerirlo.